Prefazione 

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Nell'ultimo decennio la ricerca di strategie "non convenzionali" di protezione sismica ha fatto registrare straordinari avanzamenti, tanto da offuscare il senso attuale del cosiddetto metodo di progettazione “convenzionale”. Sono ormai numerose le installazioni di dispositivi di dissipazione supplementare di energia nel mondo, particolarmente concentrate in nord America.

Approccio ormai consolidato è quello che concentra l’attenzione della progettazione antisismica, non tanto sulla definizione delle proprietà di resistenza dei singoli elementi strutturali, quanto sulla filosofia del “Capacity Design” ovvero sullo studio della gerarchia delle resistenze e delle caratteristiche di duttilità. Secondo tale procedimento si perviene all’individuazione di zone a “danneggiabilità controllata” nelle quali concentrare la dissipazione, in modo da salvaguardare gli elementi strutturali principali. Tali zone possono essere facilmente identificate conducendo sulla struttura una analisi dinamica incrementale (I.D.A.).

Questa modalità di progettazione, tuttavia, non sempre risulta economicamente conveniente, richiedendo necessariamente interventi di riparazione dei danni prodotti dal sisma.

Per ovviare a tale inconveniente, sono stati sviluppati nel corso di questi ultimi anni, numerosi dispositivi di dissipazione supplementare di energia, il cui inserimento nella compagine strutturale è stato finalizzato alla massima limitazione della danneggiabilità degli elementi strutturali, dal momento che in essi s’intende concentrare la gran parte dei meccanismi di dissipazione. Questi stessi dispositivi possono essere montati anche su strutture esistenti, consentendo un adeguamento oppure un miglioramento sismico della struttura.

Lo scopo di questa tesi è quello di confrontare l’efficacia di due diversi dispositivi dissipativi: dispositivi ADAS (Adding Damping And Stiffness) e dispositivi siliconico fluido-viscosi (del tipo proposto dalla ditta Jarret) studiandone la modalità di modellazione in campo non lineare e l’ottimizzazione all’interno di una struttura intelaiata in acciaio.

Gli ADAS rappresentano la prima generazione di smorzatori e utilizzano la dissipazione generata dalla deformazione plastica a taglio di elementi metallici di varia forma.

I dispositivi siliconici fluido-viscosi (SFV), di recente applicazione, sfruttano le capacità dissipative di un fluido siliconico secondo una particolare legge elastico-dissipativa non lineare.

Il primo obiettivo da raggiungere è consistito in una corretta modellazione dei sistemi esaminati. A tale scopo si sono utilizzati due noti codici di calcolo: DRAIN2DX messo a punto dall’ Università della California (Berkeley), e SAP2000NL nella CSi (Berkeley).

La scelta di questi due programmi è stata dettata dalla necessità di ricorrere a strumenti di calcolo ad ampia diffusione all’interno della comunità tecnica, oltreché noti in ambito scientifico.

In particolare, per i dispositivi SFV è stato necessario creare un complesso modello rappresentativo, combinando numerosi elementi non lineari (in serie ed in parallelo) presenti nella libreria del codice di calcolo SAP2000NL. In tale modello è stato infine calibrato simulando per via numerica prove sperimentali condotte presso l’Università degli Studi di Firenze e sulla base del lavoro svolto in collaborazione con il Dott. M. Rollo dell'Università di Udine.

Successivamente alla fase di modellazione, è seguita la realizzazione di procedure atte alla progettazione ottimale dei dispositivi da utilizzare per l’adeguamento di un edificio. A tale scopo è stato realizzato per i dispositivi ADAS, sulla base dell'algoritmo SSA (Sequential Search Algorithm), un programma che integra il codice di calcolo DRAIN2DX e che reiterando le operazioni base della progettazione diversificata per ogni piano, conduce alla disposizione ottimale degli stessi. Per i dispositivi SFV è stata invece implementata, attraverso il programma di calcolo scritto in ambiente MATLAB, una procedura già presente in letteratura, che prevede in particolare l’attribuzione ai dispositivi di una capacità dissipativa tale da ridurre una prestabilita percentuale dell’energia d’ingresso.

La valutazione dei reali benefici prodotti dall’utilizzo dei suddetti dispositivi è stato condotto in riferimento ad un progetto di adeguamento sismico di un edificio in acciaio, preventivamente progettato ai soli carichi verticali statici e orizzontali indotti dal vento.

Tale struttura, nelle differenti configurazioni di base e in quelle risultanti a seguito dell'inserimento di entrambe le tipologie di dissipatori è stata sottoposta ad un’accurata analisi non lineare utilizzando una serie di accelerogrammi naturali ed artificiali caratterizzati da accelerazioni di picco che variano da 0,10g a 0,49g.

Successivamente, è stata condotta un’analisi dinamica incrementale (I.D.A.) in un campo di accelerazioni di picco tra 0,05g e 0,80g con passo di 0,05g registrando le risposte ottenute nelle stesse tre configurazioni, confrontate con quelle definite nelle indicazioni della F.E.M.A. (Federal Emergency Management Agency).