CIRCOLARE 4 luglio 1996
n. 156AA.GG/STC
(G.U. 16-9-1996, n. 217 - supplemento)
MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI
Istruzioni per l'applicazione delle « norme tecniche relative ai criteri
generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi»
di cui al decreto ministeriale 16 gennaio 1996.
Con decreto del Ministro dei lavori pubblici, di “concerto con il
Ministro dell'interno, in data 16 gennaio 1996 sono state approvate le “Norme
tecniche relative ai criteri generali per la verifica di sicurezza delle
costruzioni e dei carichi e sovraccarichi”, sostitutive di quelle emanate con
il decreto del 12-2-1982.
Dette norme, (ovvero, secondo una terminologia più recente, “regole
tecniche”) sono state pubblicate nel supplemento ordinario alla Gazzetta
Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 1996.
Gli aggiornamenti apportati con il recente decreto sono di notevole
rilevanza, soprattutto nei capitoli relativi ai sovraccarichi variabili, al
carico neve e all'azione del vento. Questi capitoli sono largamente ispirati ai
criteri ed indirizzi emersi a livello europeo e tengono conto ovviamente delle
specificità nazionali.
La prima parte delle citate norme, relativa alla verifica di sicurezza
delle strutture, tiene conto delle accresciute conoscenze e della maggiore
importanza assunta dal metodo agli stati limite. In aggiunta alle disposizioni
a carattere tipicamente prescrittivo, sono riportate, nel testo della presente
circolare, anche ulteriori indicazioni utili al progettista, atte a chiarire le
specificità del metodo agli stati limite.
La seconda parte è relativa alle azioni sulle costruzioni.
I carichi ed i sovraccarichi sono trattati nel cap. 5.
Al riguardo si segnala, in particolare, il punto 5.2 (sovraccarichi
variabili) nel quale sono state lievemente variate le categorie dei locali
degli edifici, pervenendo anche ad una organizzazione più razionale del testo.
Inoltre, per ogni categoria sono stati introdotti carichi concentrati verticali
ed orizzontali per verifiche locali, dei quali il progettista deve tener conto.
Il carico della neve sulle coperture è trattato nel cap. 6.
Rispetto a tale azione ambientale, la nuova formulazione delle norme,
resasi necessaria per corrispondere al perfezionamento delle conoscenze
tecniche e scientifiche, risulta più aderente alla situazione oggettiva delle
varie zone del Paese e comporta un sensibile incremento del carico neve, più
rilevante nel Nord ed alle quote medio alte. Nelle istruzioni allegate vengono
fornite indicazioni integrative sull'applicazione della norma per particolari
coperture e per determinate verifiche locali.
Le azioni del vento sono trattate nel cap. 7.
Anche in questo caso il testo è sensibilmente variato rispetto al
precedente, e presenta una formulazione analitica più appropriata a seguito
dell'ampliamento delle conoscenze verificatosi nell'ultimo decennio nel settore
dell'ingegneria del vento. I carichi complessivi da vento che ne derivano sulle
costruzioni subiscono un lieve incremento medio rispetto alla normativa
precedente; in particolare si osservano incrementi sensibili soprattutto alle
altitudini più elevate.
Nelle norme non sono riportati esplicitamente i coefficienti di forma,
di topografia e dinamici, necessari per la progettazione; al riguardo le stesse
norme lasciano al progettista la scelta di utilizzare dati suffragati da
adeguata documentazione tecnico-scientifica. I predetti coefficienti vengono
indicati nelle istruzioni per i casi più ricorrenti.
Le variazioni termiche sono trattate nell'ultimo capitolo; per esse non
sono stati apportati aggiornamenti di rilievo.
In definitiva, con le istruzioni allegate alla circolare si è inteso
fornire agli operatori chiarimenti, indicazioni ed elementi integrativi utili
ai fini di una più agevole e univoca applicazione delle nuove norme.
Il Ministro: DI PIETRO
PRIMA PARTE
MINISTERO DEI LAVORI
PUBBLICI
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO SUPERIORE
Servizio Tecnico Centrale
ISTRUZIONI PER L'APPLICAZIONE
DELLE
«NORME TECNICHE RELATIVE AI CRITERI GENERALI PER LA VERIFICA DI SICUREZZA DELLE
COSTRUZIONI E DEI CARICHI E SOVRACCARICHI»
DI CUI AL DECRETO
MINISTERIALE 16 GENNAIO 1996
Nei punti che seguono vengono trattati e approfonditi i vari capitoli
delle norme di cui al decreto ministeriale 16-1-1996, conservandone la stessa
numerazione. Per comodità di uso le presenti istruzioni riportano tra
virgolette anche il testo integrale delle norme; le Istruzioni, contrassegnate
da una lettera C preposta al numero del paragrafo, sono riportate a complemento
di ciascun capitolo del testo normativo.
1. CAMPO DI APPLICAZIONE E CRITERI GENERALI DI VERIFICA
Le presenti norme sono relative alle costruzioni ad uso civile ed industriale.
I metodi generali di verifica nonché‚ i valori delle azioni qui previsti sono
applicabili a tutte le costruzioni da realizzare nel campo dell'ingegneria
civile per quanto non in contrasto con vigenti norme specifiche.
Scopo delle verifiche di sicurezza è garantire che l'opera sia in grado di
resistere con adeguata sicurezza alle azioni cui potrà essere sottoposta,
rispettando le condizioni necessarie per il suo esercizio normale, e che sia
assicurata la sua durabilità.
Tali verifiche si applicano alla struttura presa nel suo insieme ed a ciascuno
dei suoi elementi costitutivi; esse devono essere soddisfatte sia durante
l'esercizio sia nelle diverse fasi di costruzione, trasporto e messa in opera.
I metodi di verifica ammessi dalle presenti norme sono:
a) il metodo agli stati limite (metodo dei coefficienti parziali);
b) il metodo delle tensioni ammissibili.
Oltre ai metodi a) e b) sono consentiti altri metodi di verifica
scientificamente comprovati purché‚ venga conseguita una sicurezza non
inferiore a quella ottenuta con l'applicazione dei sopraddetti metodi.
C.1.1. UNITA' DI MISURA
Il sistema di unità di misura adottato è il Sistema Internazionale di unità,
denominato con la sigla “SI” di cui alla direttiva comunitaria 76/770/CEE del
27-7-1976.
C.1.2. MATERIALI
Per le proprietà dei materiali e la loro determinazione si rinvia alle
prescrizioni di cui alle norme vigenti.
C.1.3. PRINCIPI GENERALI DEL METODO AGLI STATI LIMITE
Secondo il metodo agli stati limite, la sicurezza nei riguardi delle condizioni
ritenute pregiudizievoli (stati limite) viene garantita, per quanto possibile,
su basi statistiche.
Si definisce “stato limite” uno stato raggiunto il quale, la struttura o uno
dei suoi elementi costitutivi, non può più assolvere la sua funzione o non
soddisfa più le condizioni per cui è stata concepita.
Gli stati limite si suddividono in due categorie:
a) stati limite ultimi, corrispondenti al valore estremo della capacità
portante o comunque al raggiungimento di condizioni estreme;
b) stati limite di esercizio, legati alle esigenze di impiego normale e di
durata.
a) Stati limite ultimi
Nei casi usuali si devono considerare gli stati limite ultimi derivanti da:
- perdita di equilibrio di una parte o dell'insieme della struttura,
considerata come corpo rigido;
- rottura localizzata della struttura, per azioni statiche;
- collasso per trasformazione della struttura o di una sua parte in meccanismo;
- instabilità per deformazione;
- rottura localizzata della struttura per fatica;
- deformazione plastica o di fluage, o fessurazione o scorrimento di giunti che
conducano ad una modifica della geometria, tale da rendere necessaria la
sostituzione della struttura o di sue parti fondamentali;
- degrado o corrosione che rendano necessaria la sostituzione della struttura o
di sue parti fondamentali.
Non si effettueranno di regola delle verifiche nei riguardi del raggiungimento
degli stati limite ultimi per effetto di azioni eccezionali quali uragani,
urti, esplosioni, ecc.; tuttavia la concezione strutturale, i dettagli
costruttivi ed in materiali usati dovranno essere tali da evitare che la
struttura possa essere danneggiata in misura sproporzionata alla causa.
In presenza di cicli di carico di notevole intensità si effettuerà anche la
verifica nei riguardi della formazione di meccanismi da collasso incrementale.
b) Stati limite di esercizio
Oltre agli eventuali stati limite di esercizio specificatamente previsti caso
per caso, di regola si dovranno prendere in esame gli stati limite di esercizio
derivati da:
- deformazioni eccessive;
- fessurazioni premature o eccessive;
- degrado o corrosione;
- spostamenti eccessivi (senza perdita dell'equilibrio);
- vibrazioni eccessive.
2. LIVELLI DI SICUREZZA E COMBINAZIONE DEI CARICHI
Con riferimento ad entrambi i metodi di verifica di cui alle lettere a) e b)
del punto 1, i coefficienti da applicarsi sia ai carichi che alle resistenze
sono definiti dalle singole normative in funzione dei materiali, delle
tipologie strutturali, delle modalità costruttive, della destinazione e della
durata prevista dell'opera, al fine di conseguire il necessario livello di
sicurezza.
In particolare, in ciascuna verifica le azioni sono combinate linearmente,
mediante opportuni coefficienti che tengono conto della durata prevista per
ciascuna azione, della frequenza del suo verificarsi e della probabilità di
presenza contemporanea di più azioni.
Per le opere in cemento armato, precompresso e per le strutture metalliche, i
coefficienti sono definiti dalle Norme Tecniche di cui all'art. 21 della legge
5-11-1971, n. 1086.
È consentito derogare dai valori dei coefficienti di combinazione previsti
dalle Normative, purché ciò sia giustificato da approfonditi studi, nel pieno
rispetto dei principi e degli obiettivi sopra enunciati.
C.2.1. APPLICAZIONE DEI CONCETTI PROBABILISTICI
Il raggiungimento di uno stato limite può essere provocato dall'intervento
concomitante di vari fattori di carattere aleatorio derivanti dalle incertezze
relative:
- alle resistenze dei materiali impiegati rispetto ai valori assunti dal
progettista, e ciò anche in relazione alle effettive condizioni realizzate in
sito ed ai parametri che influiscono sullo stato limite considerato (carichi di
lunga durata, fatica, fragilità, ecc.);
- all'intensità delle azioni dirette, indirette e di natura chimico-fisica ed
alla probabilità della loro coesistenza;
- alla geometria della costruzione;
- alla divergenza tra gli effetti realmente indotti dai carichi e quelli
calcolati.
L'obiettivo delle verifiche di sicurezza è di mantenere la probabilità di
raggiungimento dello stato limite considerato entro il valore prestabilito in
relazione al tipo di costruzione preso in esame, alla sua influenza sulla
incolumità delle persone ed alla sua prevista durata di esercizio.
Il metodo qui adottato, prevede:
a) l'introduzione dei “valori caratteristici” per tutte le grandezze delle
quali si vuole mettere in conto il carattere aleatorio, e in ogni caso per:
- le resistenze che definiscono le proprietà meccaniche dei materiali;
- l'intensità delle azioni;
b) la trasformazione di tali valori caratteristici in “valori di calcolo”
adeguati allo stato limite considerato, mediante l'applicazione di coefficienti
parziali
o
al
fine di coprire gli altri fattori di incertezza di cui sopra.
Le resistenze di calcolo dei materiali si ottengono dividendo le resistenze
caratteristiche per i coefficienti
(>1).
Le azioni di calcolo si ottengono dalle azioni caratteristiche, moltiplicando
per i coefficienti
(>1
o £ 1 a seconda che il contributo dell'azione diminuisca o aumenti la
sicurezza).
In casi particolari è inoltre possibile l'applicazione dei coefficienti
aggiuntivi,
definiti dalle normative specifiche dei singoli tipi strutturali e per i vari
stati limite considerati.
c) le dimensioni geometriche di norma sono assunte deterministiche.
Le resistenze caratteristiche dei materiali sono, per definizione, i frattili
di ordine 0,05 delle rispettive distribuzioni statistiche.
Il valore caratteristico delle azioni permanenti è il frattile di ordine 0,95
ovvero quello di ordine 0,05 delle relative distruzioni statistiche (indicati Fk
e F
rispettivamente), a seconda che i valori rilevanti ai fini della sicurezza
siano quelli più elevati ovvero quelli più bassi.
Quando si possono assimilare gli effetti della pre-tensione ad un insieme di
forze esterne, l'intensità caratteristica delle forze di pre-tensione P
,
per definizione, il frattile di ordine 0,95 (oppure 0,05) delle relative
distribuzioni.
La forza caratteristica di pre-tensione agente in una data sezione, sia in
corso di esecuzione che in esercizio, è definita in base
- alla forza di pre-tensione iniziale caratteristica;
- al valore caratteristico assunto dall'istante considerato dalle perdite di
tensione istantanee e differite nel tempo.
C.2.2. MODIFICA DEI LIVELLI DI SICUREZZA
Le normative specifiche assegneranno ai coefficienti
valori
tali che, in unione ai valori dei coefficienti
,
ne risultino livelli usualmente accettati di probabilità di raggiungimento
degli stati limite ultimi per il previsto periodo di utilizzo della struttura.
Qualora per certe strutture il raggiungimento di tale stato limite ultimo possa
apportare particolare pericolo alla comunità, può essere richiesto un livello
di sicurezza maggiore. Analogamente in altri casi può essere sufficiente un
livello di sicurezza inferiore.
Nel prospetto seguente, a titolo di esempio, sono riportati i valori dei
coefficienti gf per il livello di rischio L e per livelli
di rischio 10L e L/10.
|
Livelli di rischio |
10L |
L |
L/10 |
|
Coefficienti |
1,38 |
1,50 |
1,61 |
Ogni eventuale modifica dei livelli di sicurezza dovrà essere
espressamente autorizzata caso per caso dal Servizio Tecnico Centrale sentito
il Consiglio Superiore dei LL.PP.
3. AZIONI SULLE COSTRUZIONI - GENERALITA'
Le azioni da considerare nelle costruzioni comprendono in genere: pesi propri
degli elementi costituenti la struttura, carichi permanenti, sovraccarichi
variabili per gli edifici, variazioni termiche e igrometriche, cedimenti di
vincoli, azioni sismiche e dinamiche in genere, azioni eccezionali.
Nel seguito sono indicati i pesi per unità di volume dei principali materiali
per la determinazione dei pesi propri strutturali e sono date prescrizioni
relativamente ai sovraccarichi variabili per gli edifici, alle azioni della
neve e del vento, alle variazioni di temperatura. Nelle verifiche col metodo di
cui alla lettera a) del punto 1., tali valori si considerano caratteristici; in
quelle col metodo di cui alla lettera b), essi si considerano nominali.
Per le altre azioni si dovrà fare riferimento alle apposite regolamentazioni in
vigore.
Nei successivi punti vengono trattati il peso proprio, le azioni di neve e di
vento e le variazioni termiche.
C.3.1. TIPI DI AZIONI
Per la determinazione delle sollecitazioni S (nota 1) nei vari stati
limite, si deve tener conto delle seguenti azioni F (nota 2 ):
a) le azioni dirette (forze): carichi permanenti (peso proprio ed altri carichi
fissi) e carichi variabili (carichi di servizio, neve, vento, sisma, spinta
delle terre, forze dinamiche, ecc.);
b) le azioni indirette (deformazioni impresse): variazioni termiche, ritiro,
pre-tensione, spostamenti di vincoli, difetti di montaggio, ecc.;
c) le azioni di carattere chimico fisico dovute a: agenti aggressivi, gelo,
umidità, materiali nocivi, ecc.
In particolare nella determinazione delle sollecitazioni si dovrà tener conto
degli effetti dovuti ad eccentricità non voluta, per imperfezioni geometriche,
di carico, ecc.
C.3.2. COMBINAZIONI DI CARICO
Indipendentemente dal metodo di verifica adottato, le azioni debbono essere
cumulate secondo condizioni di carico tali da risultare più sfavorevoli ai fini
delle singole verifiche, tenendo conto della ridotta probabilità di intervento
simultaneo di tutte le azioni con i rispettivi valori più sfavorevoli.
C.3.2.1. STATI LIMITE ULTIMI
Le formule di combinazione qui indicate hanno carattere orientativo e possono
applicarsi a costruzioni civili o industriali di tipo corrente per le quali non
esistono regolamentazioni specifiche.
Si adotteranno le combinazioni espresse simbolicamente come segue:
Fd =
g
× Gk +
p
× Pk+
q
× Qlk+
q
(
0i
× Qik)
dove i segni + e
significano
l'applicazione concomitante dei rispettivi addendi ed il coefficiente
q
(pari a 1,5 oppure a 0) va applicato a ciascun carico Qik con il
valore appropriato.
Si assumono i coefficienti
:
g
= 1,4 (1,0 se il suo contributo aumenta la sicurezza);
p
= 0,9 (1,2 se il suo contributo diminuisce la sicurezza);
q
= 1,5 (0 se il suo contributo aumenta la sicurezza);
ed essendo:
Gk il valore caratteristico delle azioni permanenti;
Pk il valore caratteristico della forza di precompressione;
Qlk il valore caratteristico dell'azione di base di ogni
combinazione;
Qik i valori caratteristici delle azioni variabili tra loro
indipendenti;
0i
coefficiente di combinazione allo stato limite ultimo, da determinarsi sulla base
di considerazioni statistiche; in assenza di queste si assume
0i
non inferiore a 0,7 per i carichi variabili di esercizio nei fabbricati per
abitazione e uffici e/o non inferiore a 0,7 per neve e vento.
Qualora le deformazioni impresse esercitino una azione significativa sullo
stato limite ultimo considerato se ne terrà conto applicando loro un
coefficiente pari a 1,2.
Il contributo delle deformazioni impresse, non imposte appositamente, deve
essere trascurato se a favore della sicurezza.
Nella espressione di Fd ciascuna azione variabile deve essere di
volta in volta assunta come azione di base della combinazione.
C.3.2.1.1. AZIONI ECCEZIONALI
Le azioni eccezionali (uragani, urti, esplosioni, ecc.), da considerare
soltanto quando prescritte, si combinano solo con i carichi di carattere
permanente. In tal caso alle verifiche di cui alla espressione Fd
sopra riportata, si aggiunge la seguente :
Fd
= Gk + Qdk +
ex × Qex
espressione in cui Qdk corrisponde alla frazione dei carichi
variabili caratteristici avente una durata di applicazione superiore a 30
giorni all'anno e Qex è il valore nominale dell'azione eccezionale
considerata.
I valori del fattore
ex
nell'applicazione della espressione precedente vengono fissati nell'intervallo
1,0¸ 1,5 in relazione alla importanza dei danni cui potrebbe dar luogo il
raggiungimento dello stato limite considerato.
C.3.2.2. STATI LIMITE DI ESERCIZIO
Le formule di combinazione qui indicate hanno carattere orientativo e possono
applicarsi a costruzioni civili o industriali di tipo corrente e per le quali
non esistano regolamentazioni specifiche. Si prenderanno in esame le seguenti combinazioni:
|
rare: |
Fd = Gk + Pk + Qlk+
|
|
frequenti: |
Fd = Gk + Pk + y li
× Qlk + |
|
quasi permanenti: |
Fd = Gk + Pk + |
essendo:
1i:
coefficiente atto a definire i valori delle azioni variabili assimilabili ai
frattili di ordine 0,95 delle distribuzioni dei valori istantanei;
2i:
coefficiente atto a definire i valori quasi permanenti delle azioni variabili
assimilabili ai valori medi delle distribuzioni dei valori istantanei.
In mancanza di informazioni adeguate si potranno attribuire ai
coefficienti
0i,
li,
2i
i valori minimi seguenti:
|
Azione |
|
|
|
|
Carichi variabili nei fabbricati per abitazione |
0,7 |
0,5 |
0,2 |
|
Uffici e negozi |
0,7 |
0,6 |
0,3 |
|
Autorimesse |
0,7 |
0,7 |
0,6 |
|
Vento e neve |
0,7 |
0,2 |
0 |
C.3.3. CORROSIONE E DEGRADO
In mancanza di specifiche prescrizioni progettuali, sia in fase di costruzione
che in esercizio dovranno essere assunte quelle misure che l'esperienza ha
dimostrato valide per una accettabile durevolezza dell'opera, nei confronti di
tali stati limite.
4. PESI PROPRI DEI MATERIALI STRUTTURALI
I pesi per unità di volume dei più comuni materiali, per la determinazione dei
pesi propri strutturali, possono essere assunti pari a quelli riportati nel
prospetto 4.1. Sono comunque ammessi accertamenti specifici.
Prospetto 4.1.
Pesi per unità di volume dei
principali materiali strutturali
|
Conglomerato cementizio ordinario Legname Pietrame |
24,0 kN/m3 6,0
kN/m3 17,0
kN/m3 |
(nota 1) Si indica “sollecitazione” o “caratteristica della
sollecitazione” S ogni effetto od insieme di effetti interni (forza normale,
momento flettente, forza di taglio, ecc.) che, a causa delle azioni, si
determinano nella struttura; più in generale si potrà indicare con “S” ogni
“effetto od insieme di effetti” (ivi comprese deformazioni, aperture di
fessure, ecc. indotte dalle azioni sulla struttura).
(nota 2) Si designa con il termine “azione” F ogni causa o
insieme di cause (carichi permanenti, carichi variabili, deformazioni impresse,
agenti chimico-fisici...) capaci di indurre stati limite in una struttura.
SECONDA PARTE
5. CARICHI E SOVRACCARICHI
Tutti i carichi ed i sovraccarichi di esercizio saranno considerati agire
staticamente, salvo casi particolari in cui gli effetti dinamici debbano essere
debitamente valutati. In tali casi, a parte quanto precisato nei regolamenti
specifici ed in mancanza di analisi dinamiche, i carichi indicati nel seguito
verranno maggiorati adeguatamente per tener conto - in un'analisi statica
equivalente - dell'amplificazione per gli effetti dinamici.
In linea di massima, in presenza di orizzontamenti pur con orditura
unidirezionale ma con capacità di ripartizione trasversale, i carichi ed i
sovraccarichi potranno assumersi come uniformemente ripartiti, per la verifica
d'insieme. In caso contrario, occorrerà valutarne le effettive distribuzioni.
5.1. CARICHI PERMANENTI
Sono considerati carichi permanenti quelli non rimovibili durante il normale
esercizio della costruzione, come tamponature esterne, divisori interni,
massetti, isolamenti, pavimenti e rivestimenti del piano di calpestio,
controsoffitti, intonaci, impianti, ecc., ancorché in qualche caso sia necessario
considerare situazioni transitorie in cui essi non siano presenti.
Essi vanno valutati sulla base delle dimensioni effettive delle opere e dei
pesi per unità di volume dei materiali costituenti.
I tramezzi e gli impianti leggeri di edifici residenziali possono assumersi in
genere come carichi equivalenti distribuiti, quando i solai hanno adeguata
capacità di ripartizione trasversale.
C.5.1. RIPARTIZIONE DEI TRAMEZZI INTERNI
Per gli orizzontamenti degli edifici per abitazioni e uffici, il carico costituito
da tramezzi di peso minore di 1,50 kN/m2 potrà essere ragguagliato
ad un carico uniformemente distribuito sul solaio pari a 1,5 volte il peso
complessivo della tramezzatura, sempreché vengano adottate le misure
costruttive atte ad assicurare una distribuzione adeguata del carico.
5.2. SOVRACCARICHI VARIABILI
Le intensità da assumere per i sovraccarichi variabili ed orizzontali ripartiti
e per le corrispondenti azioni locali concentrate - tutte comprensive degli
effetti dinamici ordinari - sono riportate nel prospetto 5.1.
I sovraccarichi verticali concentrati formano oggetto di verifiche locali
distinte e non vanno sovrapposti ai corrispondenti ripartiti; essi vanno
applicati su un'impronta di 50x50 mm, salvo per la Cat. n. 8, per la quale si
applicano su due impronte di 200x200 mm, distanti 1,60 m.
I sovraccarichi orizzontali lineari vanno applicati a pareti - alla quota di m
1,20 dal rispettivo piano di calpestio - ed a parapetti o mancorrenti - alla
quota del bordo superiore. Essi vanno considerati sui singoli elementi ma non
sull'edificio nel suo insieme.
I valori riportati nel prospetto sono da considerare come minimi, per
condizioni di uso corrente delle rispettive categorie. Altri regolamenti
potranno imporre valori superiori, in relazione ad esigenze specifiche.
I sovraccarichi indicati nel presente paragrafo non vanno cumulati, sulle
medesime superfici, con quelli relativi alla neve. In presenza di sovraccarichi
atipici (quali serbatoi, macchinari, depositi interni, impianti, ecc.) le
intensità andranno valutate caso per caso, in funzione dei massimi prevedibili;
tali valori dovranno essere indicati esplicitamente nelle documentazioni di
progetto e di collaudo statico.
In base ad analisi probabilistiche documentate, il progettista, per la verifica
di elementi strutturali, potrà adottare una adeguata riduzione dei relativi
sovraccarichi.
Prospetto 5.1.
Sovraccarichi variabili per edifici
|
Cat. |
TIPO DI LOCALE |
Verticali |
Verticali concentrati |
Orizzontali |
|
1 |
Ambienti non suscettibili di affollamento (locali abitazione e
relativi servizi, uffici non aperti al pubblico) e relativi terrazzi a
livello praticabili |
|
|
|
|
2 |
Ambienti suscettibili di affollamento (ristoranti, caffè, banche,
ospedali, uffici aperti al pubblico, caserme) e relative terrazze a livello
praticabili |
|
|
|
|
3 |
Ambienti suscettibili di grande affollamento (sale convegni, cinema,
teatri, chiese, negozi, tribune con posti fissi) e relativi terrazzi a
livello praticabili |
|
|
|
|
4 |
Sale da ballo, palestre, tribune libere, aree di vendita con
esposizione diffusa (mercati, grandi magazzini, librerie, ecc.) e relativi
terrazzi a livello praticabili |
|
|
|
|
5 |
Balconi, ballatoi e scale comuni (esclusi quelli pertinenti alla cat.
4) |
4,00 |
2,00 |
1,50 |
|
6 |
Sottotetti accessibili (per sola manutenzione) |
1,00 |
2,00 |
1,00 |
|
7 |
Coperture:
|
--- --- |
--- --- |
--- |
|
8 |
Rimesse e parcheggi
|
|
|
|
|
9 |
Archivi, biblioteche, magazzini, depositi, laboratori, officine e
simili: da valutarsi secondo il caso ma comunque |
|
|
|
C.5.2. SOVRACCARICHI PER EDIFICI SCOLASTICI
Tenuto conto della specifica normativa tecnica in materia, per gli edifici
scolastici le intensità dei sovraccarichi vanno assunte in funzione della
destinazione d'uso dei relativi ambienti e del loro prevedibile grado di
affollamento.
C.5.3. SOVRACCARICHI VERTICALI CONCENTRATI
Il carico concentrato, previsto come verifica locale, vuole modellare l'azione
concentrata nell'uso corrente dell'edificio dovuta ad esempio al piede di un
mobile pesante, di una libreria, ecc.
Conseguentemente, ai fini della ripartizione locale di questo carico
sull'estradosso del solaio, lo stesso carico va considerato applicato a livello
dell'estradosso del pavimento.
C.5.4. SOVRACCARICHI VARIABILI ORIZZONTALI
I sovraccarichi variabili orizzontali (lineari) indicati nel prospetto 5.1.,
devono essere utilizzati per verifiche locali, e in nessun caso si sommano alle
verifiche dell'edificio nel suo insieme.
In proposito va precisato che tali verifiche locali riguardano, in relazione
alle condizioni d'uso, gli elementi verticali bidimensionali quali pareti,
tramezzi, tamponamenti esterni, comunque realizzati, con esclusione di divisori
mobili (che comunque dovranno garantire sufficiente stabilità in esercizio).
Il soddisfacimento della prescrizione potrà essere documentato anche per via
sperimentale, e comunque mettendo in conto i vincoli che il manufatto possiede
e tutte le risorse che il tipo costruttivo consente.
Lo scopo della prescrizione è quello di evitare l'impiego di manufatti non
idonei o mal vincolati, che per azioni statiche e/o impulsive dovute al normale
esercizio possano provocare il lesionamento o la caduta parziale del manufatto
stesso.
C.5.5. COEFFICIENTE DI RIDUZIONE
In relazione alla possibilità di ridurre i sovraccarichi, prevista nell'ultimo
capoverso del paragrafo 5.2., quando si verifichino elementi strutturali quali
travi, pilastri, pareti portanti, fondazioni, interessati da carichi variabili
su superfici ampie, da presumersi non caricate per intero contemporaneamente
col massimo sovraccarico, il valore del sovraccarico, purché‚ appartenente
tutto alla stessa categoria, potrà essere mediamente ridotto su tali superfici,
rispetto a quello indicato nel prospetto 5.1., in funzione della estensione
della superficie caricata complessiva di spettanza dell'elemento verificato.
Detta A la superficie caricata complessiva, espressa in m2, sulla
quale agisce il sovraccarico che compete all'elemento considerato e che può
estendersi su uno o più piani, potrà assumersi un coefficiente di riduzione del
sovraccarico stesso, come segue:
Cat. 1, 2, 6, 8: 1 ![]()
![]()
0,50+10/A
Cat. 3, 4: 1 ![]()
![]()
0,75+10/A
Il sovraccarico così ridotto rappresenta il valore caratteristico Qk
(ovvero nominale ai sensi del punto 3) per la verifica dell'elemento
interessato.
del punto 3) per la verifica dell'elemento interessato.

Fig. C. 5.2.
A titolo esemplificativo, nello schema di figura C.5.2. si riassume una
possibile casistica.
Si suppone che il pilastro P sia portante per le travi T2, T3
e T4 mentre sia portato dalla trave T1 al 1° ordine.
Si suppone altresì che l'area di spettanza del pilastro stesso valga Ap
ad ogni piano e che altrettanto valga l'area di spettanza di una campata di
trave T2, T3 o T4 mentre valga il doppio per
la trave T1 (di luce doppia).
Per la verifica della sezione S1 del pilastro P:
A = A2 + A3 + A4 = 3 × Ap
Per la verifica della sezione S2:
A = A3 + A4 = 2 × Ap
Per la verifica della trave T1:
A = A1 + A2 + A3 + A4 = 5 × Ap
Per la verifica della trave T2 :
A = A2 = Ap
C.5.6. PESI DI MATERIALI E DI ELEMENTI COSTRUTTIVI
In mancanza di accertamenti specifici, per i pesi degli elementi costruttivi si
potrà fare utile riferimento ai dati di cui ai prospetti seguenti; in questi si
riportano i dati medi unitari, rispettivamente, per materiali da costruzione e
in deposito, per materiali insilabili e per elementi costruttivi.
PESI DI MATERIALI IN DEPOSITO
|
Materiali |
Peso dell’unità di volume
kN/m3 |
Materiali |
Peso dell’unità di volume
kN/m3 |
|
A) Laterizi stivati |
|
E) Rocce |
|
|
Mattoni pieni comuni |
17,00 |
Ardesia |
27,00 |
|
Mattoni semipieni |
13,00 |
Arenaria |
23,00 |
|
Mattoni forati |
8,00 |
Basalto |
29,00 |
|
Mattoni refrattari |
20,00 |
Calcare compatto |
26,00 |
|
B) Legnami |
|
Calcare tenero |
22,00 |
|
Abete, acero, castagno, |
|
Diorite |
29,00 |
|
ciliegio, duginale, larice |
|
Dolomia |
26,00 |
|
mogano, olmo, pino, |
|
Gneiss |
27,00 |
|
pioppo, pino rigido, salici |
6,00 |
Granito |
27,00 |
|
Carpini, faggio, frassino, |
|
Marmo saccaroide |
27,00 |
|
noce, querce, robinia |
|
Pomice |
8,00 |
|
teak |
8,00 |
Porfido |
26,00 |
|
Bosso, ebano |
12,00 |
Sienite |
28,00 |
|
C) Metalli |
|
Travertino |
24,00 |
|
Acciaio |
78,50 |
Tufo vulcanico |
17,00 |
|
Alluminio |
27,00 |
Argilla compatta |
21,00 |
|
Bronzo |
88,00 |
F) Sostanze varie |
|
|
Ghisa |
72,50 |
Benzina |
7,40 |
|
Leghe di alluminio |
28,00 |
Bitume |
13,00 |
|
Magnesio |
18,00 |
Calce in sacchi |
10,00 |
|
Nichelio |
88,00 |
Carbone di legna |
3,20 |
|
Ottone |
86,00 |
Carbone fossile in pezzi |
9,00 |
|
Piombo |
114,00 |
Carta |
10,00 |
|
Rame |
80,00 |
Cemento in sacchi |
15,00 |
|
Stagno |
73,00 |
Dinamite |
15,00 |
|
Zinco |
72,00 |
Fibre tessili |
13,50 |
|
D) Prodotti agricoli |
|
Ghiaccio |
9,00 |
|
Erba fresca sciolta |
4,00 |
Lana di vetro |
1,00 |
|
Farina in sacchi |
5,00 |
Legname in ciocchi |
4,00 |
|
Fieno sciolto |
0,70 |
Petrolio |
8,00 |
|
Fieno pressato |
3,00 |
Sughero |
3,00 |
|
Frumento |
7,60 |
Torba asciutta |
2,50 |
|
Letame fresco |
3,00 |
Torba umida |
6,00 |
|
Letame maturo |
6,00 |
Vetro |
25,00 |
|
Mangimi in pani |
10,00 |
Acqua dolce |
10,00 |
|
Paglia sciolta |
0,60 |
Acqua di mare |
10,30 |
|
Paglia Pressata |
1,50 |
|
|
|
Tabacco legato o in balle |
3,50 |
|
|
PESI DI MATERIALI INSILABILI
|
Materiali |
Peso dell’unità di volume
kN/m3 |
Angolo di attrito interno |
|
A) Materiali da costruzione |
17,00 |
30° |
|
Ghiaia e pietrisco |
15,00 |
30° |
|
Sabbia e ghiaia bagnata |
20,00 |
30° |
|
Sabbia e ghiaia asciutta |
19,00 |
35° |
|
Calce in polvere |
10,00 |
25° |
|
Cemento in polvere |
14,00 |
25° |
|
Cenere di coke |
7,00 |
25° |
|
Ceneri volanti |
10,00 |
45° |
|
Gesso |
13,00 |
45° |
|
Pomice |
7,00 |
35° |
|
Scorie d'alto forno diametro medio |
|
|
|
30-70 mm |
15,00 |
40° |
|
Scorie d'alto forno, minute |
11,00 |
25° |
|
Scorie leggere d'alto forno |
7,00 |
35° |
|
B) Combustibili solidi |
|
|
|
Carbon fossile allo stato naturale |
|
|
|
mediamente umido |
10,00 |
45° |
|
Coke |
5,00 |
45° |
|
Lignite |
7,00 |
35° |
|
Mattonelle di lignite alla rinfusa |
8,00 |
30° |
|
C) Prodotti agricoli |
|
|
|
Barbabietola |
5,50 |
40° |
|
Crusca e farina |
5,00 |
45° |
|
Frumenti, legumi, patate, semi di |
|
|
|
lino, zucchero |
7,50 |
35° |
|
Riso |
8,00 |
35° |
|
Semola di grano |
5,50 |
30° |
PESI DI ELEMENTI COSTRUTTIVI
|
Materiali |
Peso dell’unità di volume o
di superficie |
|
|
A) Malte |
|
|
|
Malta bastarda (di calce o cemento) |
19,00 |
kN/m3 |
|
Malta di gesso |
12,00 |
kN/m3 |
|
Intonaco (spessore cm 1,5) |
0,30 |
kN/m2 |
|
B) Manti di copertura |
|
|
|
Manto impermeabilizzante di asfalto o simile |
0,30 |
kN/m2 |
|
Manto impermeabilizzante prefabbricato con |
|
|
|
strati bituminosi di feltro, di vetro o simili |
0,10 |
kN/m2 |
|
Tegole maritate (embrici e coppi) |
0,60 |
kN/m2 |
|
Sottotegole di tavelloni (spessore 3-4 cm) |
0,35 |
kN/m2 |
|
Lamiere di acciaio ondulate o nervate |
0,12 |
kN/m2 |
|
Lamiere di alluminio ondulate o nervate |
0,05 |
kN/m2 |
|
Lastre traslucide di resina artificiale, |
|
|
|
ondulate o nervate |
0,10 |
kN/m2 |
|
C) Muratura |
|
|
|
Muratura di mattoni pieni |
18,00 |
kN/m3 |
|
Muratura di mattoni semipieni |
16,00 |
kN/m3 |
|
Muratura di mattoni forati |
11,00 |
kN/m3 |
|
Muratura di pietrame e malta |
22,00 |
kN/m3 |
|
Muratura di pietrame listato |
21,00 |
kN/m3 |
|
Muratura di blocchi forati di calcestruzzo |
12,00 |
kN/m3 |
|
D) Pavimenti (escluso sottofondo) |
|
|
|
Gomma, linoleum o simili |
0,10 |
kN/m2 |
|
Legno |
0,25 |
kN/m2 |
|
Laterizio o ceramica o grès o graniglia |
|
|
|
(spessore 2 cm) |
0,40 |
kN/m2 |
|
Marmo (spessore 3 cm) |
0,80 |
kN/m2 |
|
E) Vetri |
|
|
|
Normale (3 mm) |
0,075 |
kN/m2 |
|
Forte (4 mm) |
0,10 |
kN/m2 |
|
Spesso (5 mm) |
0,125 |
kN/m2 |
|
Spesso (6 mm) |
0,15 |
kN/m2 |
|
Retinato (8 mm) |
0,20 |
kN/m2 |
6. CARICO NEVE
Il carico neve sulle coperture sarà valutato con la seguente espressione:
qs =
i × qsk
dove
qs è il carico neve sulla copertura;
i è il coefficiente di forma
della copertura;
qsk è il valore di riferimento del carico neve al suolo.
Il carico agisce in direzione verticale ed è riferito alla proiezione
orizzontale della superficie della copertura.
6.1. CARICO NEVE AL SUOLO
Il carico neve al suolo dipende dalle condizioni locali di clima e di
esposizione, considerata la variabilità delle precipitazioni nevose da zona a
zona.
In mancanza di adeguate indagini statistiche, che tengano conto sia
dell'altezza del manto nevoso che della sua densità, il carico di riferimento
neve al suolo, per località poste a quota inferiore a 1500 m sul livello del
mare, non dovrà essere assunto minore di quello calcolato in base alle
espressioni di seguito riportate, cui corrispondono valori con periodo di
ritorno di circa 200 anni (vedi mappa in figura 6.1.).
Per altitudini superiori a 1500 m sul livello del mare si dovrà fare
riferimento alle condizioni locali di clima e di esposizione utilizzando
comunque valori di carico neve non inferiori a quelli previsti per 1500 m.
Zona I
Regioni:
Valle d'Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Friuli
Venezia Giulia, Veneto, Abruzzi, Molise, Marche
|
qsk = 1,60 kN/m2 |
as < = 200 m |
|
qsk = 1,60+3(as-200)/1000 kN/m2 |
200
m < as < = 750 m |
|
qsk = 3,25+8,5(as-750)/1000 kN/m2 |
as > 750 m |
Zona II
Regioni:
Liguria, Toscana, Umbria, Lazio, Campania (Province di Caserta, Benevento,
Avellino), Puglia (Provincia di Foggia)
|
qsk = 1,15 kN/m2 |
as < = 200 m |
|
qsk = 1,15+2,6(as-200)/1000 kN/m2 |
200
m < as < = 750 m |
|
qsk = 2,58+8,5(as-750)/1000 kN/m2 |
as > 750 m |
Zona III
Regioni:
Campania (Province di Napoli e Salerno), Puglia (escluso Provincia di Foggia),
Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia
|
qsk = 0,75 kN/m2 |
as < = 200 m |
|
qsk = 0,75+2,2(as-200)/1000 kN/m2 |
200
m < as < = 750 m |
|
qsk = 1,96+8,5(as-750)/1000 kN/m2 |
as > 750 m |
L'altitudine di riferimento as è la quota del suolo sul livello del mare nel sito
di realizzazione dell'edificio.
Fig. 6.1
6.2. COEFFICIENTI DI FORMA PER IL CARICO NEVE
In generale verranno usati i coefficienti di forma per il carico neve contenuti
nel presente paragrafo, dove vengono indicati i relativi valori nominali per le
coperture a una o più falde, essendo a in gradi sessagesimali, l'angolo formato
dalla falda con l'orizzontale.
|
Coefficienti di forma |
0° |
15°< |
30°< |
|
|
|
0,8 |
0,8 |
0,8× |
0,0 |
|
|
0,8 |
0,8+0,4× |
|
0,0 |
|
|
0,8+ |
0,8+ |
1,6 |
da valutare |
|
|
0,8 |
0,8+ |
0 |
|
Tabella 6.1. - Coefficienti
di forma
I coefficienti di forma
1,
2,
3,
*1 si riferiscono alle
coperture ad una o più falde, e sono da valutare in funzione di à come indicato
ai punti che seguono.
a)
Copertura ad una falda.
Si assume che la neve non sia impedita di scivolare. Se l'estremità più bassa della
falda termina con un parapetto, una barriera od altre ostruzioni, allora il
coefficiente di forma non potrà essere assunto inferiore a 0,8
indipendentemente dall'angolo a .
Si deve considerare la più gravosa delle tre condizioni di carico sottoriportate.
fig. 6.3
b)
Copertura a due falde.
Si assume che la neve non sia impedita di scivolare. Se l'estremità più bassa
della falda termina con un parapetto, una barriera od altre ostruzioni, allora
il coefficiente di forma non potrà essere assunto inferiore di 0,8
indipendentemente dall'angolo a ..
Si deve considerare la più gravosa delle quattro condizioni di carico
sottoriportate.
fig. 6.4
c) Copertura a più falde.
Si dovranno considerare le distribuzioni di carico indicate al punto b),
applicate sulle falde delle campate.
Inoltre dovrà essere considerata anche la distribuzione di carico
sottoriportata.
fig. 6.5
Particolare attenzione dovrà essere prestata per la scelta del
coefficiente di forma
3 quando una o entrambe le
falde hanno inclinazione superiore a 60°.
C.6.2. COPERTURA A PIU' FALDE
Per quanto concerne il caso di copertura a più di due falde, si dovrà
considerare agente contemporaneamente al carico di figura 6.5., anche il carico
corrispondente a
*1, su tutte le altre falde non
interessate dal carico di figura 6.5.
C.6.3. COPERTURE CILINDRICHE
In assenza di ritegni che impediscano lo scivolamento della neve, per le
coperture cilindriche di qualsiasi forma ed a singola curvatura dello stesso
segno, verrà considerata la più gravosa fra la distribuzione di carico uniforme
ed asimmetrica, indicate nella figura Fig. C.6.6.
I valori dei coefficienti di forma sono indicati in figura Fig. C.6.7.
fig. C.6.6
Nota:
Ad ogni punto del profilo,
è l’angolo fra l’orizzontale e la tangente
alla curva in quel punto.
Il coefficiente di forma è determinato come segue:
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
fig. C. 6.7
C.6.4. DISCONTINUITA' DI QUOTA DELLE COPERTURE
In corrispondenza di bruschi cambiamenti di quota delle coperture si
considererà la distribuzione di carico più gravosa fra quella uniforme e quella
asimmetrica, indicate nel punto 6.2. e quella conseguente all'accumulo di neve,
indicata in figura C.6.8.
Fig. C. 6.8
L'accumulo della neve su coperture a più livelli è causato dal trasporto
dovuto al vento ed allo scivolamento della neve dalle coperture poste a quote
superiori. I coefficienti di forma sono determinati come descritto nel seguito:
1 = 0,8 (se la copertura è piana)
2 =
s +
w
dove:
s è il coefficiente di forma
dovuto allo scivolamento;
w è il coefficiente di forma
dovuto all'accumulo della neve prodotto dal vento.
Il coefficiente di forma dovuto allo scivolamento assume i seguenti
valori:
|
per |
|
|
per |
|
Il coefficiente di forma dovuto al vento è il seguente:
w = ![]()
![]()
![]()
con la limitazione 0,8 ![]()
w
2,5
dove:
è la densità della neve, che per questo
calcolo è assunta convenzionalmente pari a 2 kN/m3.
La lunghezza di accumulo è limitata a
ls = 2 × h, con la
limitazione 5
ls
15 m
Se b2 < ls il coefficiente all'estremità della
copertura inferiore è determinato per interpolazione fra m 1 e m 2.
C.6.5. ACCUMULO CONTRO PARETI VERTICALI
In presenza di vento la neve può accumularsi contro elementi piani verticali,
in conseguenza della ridotta velocità dell'aria nella parte sottovento (figura
C.6.9).
Fig. C.6.9
I coefficienti di forma e le lunghezze di accumulo saranno prese come
segue:
m 1 = 0,8
m 2 =
con la limitazione 0,8
m 2
2,0
dove:
g è la densità della neve, che per questo calcolo è assunta
convenzionalmente pari a 2 kN/m3;
ls = 2× h con la limitazione 5
ls
15m
C.6.6. NEVE SPORGENTE DALL'ESTREMITA' DI UNA COPERTURA
Per le porzioni di copertura aggettanti sulle pareti perimetrali, in aggiunta
al carico neve previsto sulla falda, si terrà conto dell'effetto della neve
sporgente all'estremità, mediante l'applicazione di un carico in punta,
calcolato come segue (figura C.6.10.)
qc = ![]()
dove:
qc è il carico per unità di lunghezza dovuto alla sporgenza
della neve;
i è il coefficiente di forma
appropriato per la copertura;
qsk è il carico neve al suolo (kN/m2);
k è un coefficiente che tiene conto della forma irregolare della neve ed è in
funzione del clima, dell'inclinazione della falda e del materiale costituente
il manto di copertura; in via convenzionale si assumerà k=1;
è la densità della neve, che per questo
calcolo deve essere assunta convenzionalmente pari a 3 kN/m3
Fig. C 6.10
C.6.7. CARICO NEVE SU PROTEZIONI PARANEVE ED ALTRI OSTACOLI SULLA
COPERTURA
La forza esercitata da una massa di neve contro una protezione verrà calcolata
nell'ipotesi che il coefficiente di attrito fra neve e manto sia nullo. Quindi
la forza, nella direzione dello slittamento e per unità di lunghezza
dell'ostacolo, è data da:
Fs = qs × b × sin![]()
dove:
qs =
i × qsk è il carico
neve sulla copertura;
i è il coefficiente di forma
appropriato per la copertura;
b è la distanza in piano dall'ostacolo al colmo;
è l'angolo di inclinazione della falda.
Il carico neve sulla copertura sarà ottenuto dal punto 6 e corrisponderà
alla distribuzione più sfavorevole.
C.6.8. DENSITA' DELLA NEVE
La densità della neve aumenta in generale con l'età del manto nevoso e dipende
dalla posizione del sito, dal clima e dall'altitudine.
Nella tabella C.6.2. sono forniti valori indicativi della densità media della
neve al suolo.
|
Tipo di neve |
Densità della neve (kN/m3) |
|
Neve fresca, appena caduta |
1,0 |
|
Dopo parecchie ore o giorni dalla caduta |
2,0 |
|
Dopo parecchie settimane o mesi dalla caduta |
2,5 - 3,5 |
|
Umida |
4,0 |
Tabella C.6.2. - Densità
media della neve al suolo
C.6.9. PERIODI DI RITORNO
Eventuali riduzioni del carico di riferimento qsk potranno essere
autorizzate dal Servizio Tecnico Centrale, sentito il Consiglio Superiore dei
LL.PP.
In mancanza di specifiche indagini statistiche il valore di riferimento del
carico neve al suolo qref (Tr), riferito ad un generico intervallo
di ritorno Tr, è dato dall'espressione:
qref (Tr) =
Rn × qsk
dove:
qsk è il valore di riferimento del carico neve al suolo
associato ad un intervallo di ritorno di 200 anni;
Rn è un coefficiente fornito dalla
fig. C.6.11., a cui corrisponde l'espressione:
Rn = 0,273
fig. C. 6.11
7. AZIONI DEL VENTO
Il vento, la cui direzione si considera di regola orizzontale, esercita sulle
costruzioni azioni che variano nel tempo provocando, in generale, effetti
dinamici.
Per le costruzioni usuali tali azioni sono convenzionalmente ricondotte alle
azioni statiche equivalenti definite al punto 7.1. Peraltro, per costruzioni di
tipologia o forma inusuale, oppure di grande altezza o lunghezza, o di
rilevante snellezza e leggerezza, o di notevole flessibilità e ridotte capacità
dissipative, il vento può dar luogo ad effetti la cui valutazione richiede l'applicazione
di specifici procedimenti analitici, numerici o sperimentali adeguatamente
comprovati.
C.7. STRUTTURE A SEZIONE CHIUSA
In strutture a sezione chiusa di forma circolare o poligonale regolare di
grande snellezza, o di notevole leggerezza, o con bassi valori dello
smorzamento, il vento può dare luogo a fenomeni dinamici connessi al distacco
dei vortici di cui occorre tenere conto in sede di progetto.
7.1. AZIONI STATICHE EQUIVALENTI
Le azioni statiche del vento si traducono in pressioni e depressioni agenti
normalmente alle superfici, sia esterne che interne, degli elementi che
compongono la costruzione.
L'azione del vento sul singolo elemento viene determinata considerando la
combinazione più gravosa della pressione agente sulla superficie esterna e
della pressione agente sulla superficie interna dell'elemento.
Nel caso di costruzioni o elementi di grande estensione, si deve inoltre tenere
conto delle azioni tangenti esercitate dal vento.
L'azione d'insieme esercitata dal vento su una costruzione è data dalla
risultante delle azioni sui singoli elementi, considerando di regola, come
direzione del vento, quella corrispondente ad uno degli assi principali della
pianta della costruzione; in casi particolari come ad esempio per le torri, si
deve considerare anche l'ipotesi di vento spirante secondo la direzione di una
delle diagonali.
7.2. PRESSIONE DEL VENTO
La pressione del vento è data dall'espressione:
p = qref
× ce × cp × cd
dove:
qref è la pressione cinetica di
riferimento di cui al punto 7.4.;
ce è il coefficiente di esposizione di cui al punto 7.5.;
cp è il coefficiente di forma (o coefficiente aerodinamico),
funzione della tipologia e della geometria della costruzione e del suo
orientamento rispetto alla direzione del vento. Il suo valore può essere
ricavato da dati suffragati da opportuna documentazione o da prove sperimentali
in galleria del vento;
cd è il coefficiente dinamico con cui si tiene conto degli
effetti riduttivi associati alla non contemporaneità.. delle massime pressioni
locali e degli effetti amplificativi dovuti alle vibrazioni strutturali.
C.7.2. COEFFICIENTI DI FORMA E DINAMICO
Indicazioni per la valutazione del coefficiente di forma (o coefficiente
aerodinamico) sono fornite al punto C.7.6. Indicazioni per la valutazione del
coefficiente dinamico sono fornite al punto C.7.8.
7.3. AZIONE TANGENTE DEL VENTO
L'azione tangente per unità di superficie parallela alla direzione del vento è
data dall'espressione:
pf = qref × ce × cf
dove:
qref, ce sono
definiti al punto 7.2.;
cf è il coefficiente d'attrito funzione della scabrezza della
superficie sulla quale il vento esercita l'azione tangente.
C.7.3. COEFFICIENTE D'ATTRITO
Indicazioni per la valutazione del coefficiente d'attrito sono fornite al punto
C.7.7.
7.4. PRESSIONE CINETICA DI RIFERIMENTO
La pressione cinetica di riferimento qref (in N/m2) è data dall'espressione
qref = ![]()
nella quale vref è la velocità di riferimento del vento (in m/s).
La velocità di riferimento vref è il valore massimo, riferito ad un intervallo di
ritorno di 50 anni, della velocità del vento misurata a 10 m dal suolo su un
terreno di II categoria (vedi tabella 7.2.) e mediata su 10 minuti. In mancanza
di adeguate indagini statistiche è data dall'espressione
|
vref = vref.0 |
per as |
|
vref = vref.0 + ka
× (as - a0) |
per as > a0 |
dove:
vref.0
, a0,
ka sono dati dalla tabella 7.1. in funzione della zona,
definita in figura 7.1., ove sorge la costruzione,
as è l'altitudine sul livello del mare (in m) del sito dove
sorge la costruzione.
|
Zona |
Descrizione |
vref.0 (m/s) |
a0 (m) |
ka (1/s) |
|
1 |
Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto
Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia (con l’eccezione della provincia di
Trieste) |
25 |
1000 |
0,012 |
|
2 |
Emilia Romagna |
25 |
750 |
0,024 |
|
3 |
Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise,
Campania, Puglia, Basilicata, Calabria (esclusa la provincia di Reggio
Calabria) |
27 |
500 |
0,030 |
|
4 |
Sicilia e provincia di Reggio Calabria |
28 |
500 |
0,030 |
|
5 |
Sardegna (zona a oriente della retta congiungente
Capo Teulada con l’Isola di Maddalena) |
28 |
750 |
0,024 |
|
6 |
Sardegna (zona a occidente della retta congiungente
Capo Teulada con l’isola di Maddalena) |
28 |
500 |
0,030 |
|
7 |
Liguria |
29 |
1000 |
0,024 |
|
8 |
Provincia di Trieste |
31 |
1500 |
0,012 |
|
9 |
Isole (con l’eccezione di Sicilia e Sardegna) a
mare aperto |
31 |
500 |
0,030 |
Tabella 7.1.
C.7.4. PERIODI DI RITORNO
Per le strutture di grande importanza, il progettista potrà adottare valori
della velocità di riferimento del vento associati a un intervallo di ritorno
superiore a 50 anni.
Per le costruzioni isolate che interessano soltanto marginalmente la pubblica
incolumità o per le strutture a carattere temporaneo, eventuali riduzioni della
velocità di riferimento associate ad un intervallo di ritorno inferiore a 50
anni dovranno essere autorizzate dal Servizio Tecnico Centrale, sentito, qualora
necessario, il Consiglio Superiore dei LL.PP.
In mancanza di indagini statistiche adeguate, la velocità di riferimento del
vento Vref (TR) riferita ad un generico intervallo di
ritorno TR è data dall'espressione
Vref (TR)
= a R × Vref
dove:
Vref è la velocità di riferimento del vento associata a un
intervallo di ritorno di 50 anni;
R è un coefficiente fornito dalla
figura C.7.4. a cui corrisponde l'espressione:
R
= 0,65
Fig. C.7.4
7.5. COEFFICIENTE DI ESPOSIZIONE
Il coefficiente di esposizione ce dipende dall'altezza della costruzione z sul suolo,
dalla rugosità e dalla topografia del terreno, dall'esposizione del sito ove
sorge la costruzione. È dato dalla formula
ce (z) = k2 × ct ×
ln
per z
zmin
ce (z) = ce (zmin)
per z < zmin
dove:
kr, z0, zmin sono assegnati in
tabella 7.2. in funzione della categoria di esposizione del sito ove sorge la
costruzione;
ct è il coefficiente di topografia.
In mancanza di analisi che tengano conto sia della direzione di
provenienza del vento sia delle variazioni di rugosità del terreno, la
categoria di esposizione è assegnata nella figura 7.2. in funzione della
posizione geografica del sito ove sorge la costruzione e della classe di
rugosità del terreno definita in tabella 7.3.
Il coefficiente di topografia ct è posto di regola pari a 1 sia per le zone
pianeggianti sia per quelle ondulate, collinose, montane. In questo caso la
figura 7.3. riporta i diagrammi di ce per le diverse categorie di esposizione.
Nel caso di costruzioni ubicate presso la sommità di colline o pendii isolati
il coefficiente di topografia ct deve essere valutato con analisi più approfondite.
Fig. 7.1
Fig. 7.2
|
Categorie di esposizione
del sito |
kr |
z0
(m) |
zmin (m) |
|
I |
0,17 |
0,01 |
2 |
|
II |
0,19 |
0,05 |
4 |
|
III |
0,20 |
0,10 |
5 |
|
IV |
0,22 |
0,30 |
8 |
|
V |
0,23 |
0,70 |
12 |
Tabella 7.2.
Nelle fasce entro i 40 Km dalla costa delle zone 1, 2, 3, 4, 5 e 6, la
categoria di esposizione è indipendente dall'altitudine del sito.
|
Classi di rugosità del
terreno |
Descrizione |
|
A |
Aree urbane in cui almeno il 15% della superficie
sia coperto da edifici la cui altezza media superi i 15m |
|
B |
Aree urbane (non di classe A), suburbane,
industriali e boschive |
|
C |
Aree con ostacoli diffusi (alberi, case, muri,
recinzioni, ...), aree con rugosità non riconducibile alle classi A, B, D |
|
D |
Aree prive di ostacoli o con al più rari ostacoli
isolati (aperta campagna, aeroporti, aree agricole, pascoli, zone paludose o
sabbiose, superfici innevate o ghiacciate, mare, laghi, ...) |
|
L’assegnazione della classe di rugosità non dipende
dalla conformazione orografica e topografica del terreno. |
|
Tabella 7.3.
Fig. 7.3
C.7.5. COEFFICIENTI DI ESPOSIZIONE E DI TOPOGRAFIA
Il coefficiente di esposizione ce varia lungo l'altezza fuori terra
(z) della costruzione. In figura 7.3. sono riportate le leggi di variazione di
ce per le diverse categorie di esposizione, nel caso di coefficiente di
topografia ct = 1.
I valori del coefficiente di topografia ct, riferito alla componente
del vento ortogonale al ciglio della collina o del pendio, fatte salve più
approfondite analisi, possono essere calcolati con le formule di seguito
riportate.
Dette H l'altezza della collina o del dislivello, e
la sua pendenza media (figura C.7.5.), il
coefficiente ct fornito dai capoversi a), b), c) varia lungo
l'altezza z della costruzione secondo un coefficiente dato da:
|
|
per |
|
|
|
per |
0,75< |
|
|
per |
|
e con la pendenza
secondo un coefficiente
dato da:
|
|
per |
|
|
|
per |
0,10< |
|
|
per |
|
a) Costruzioni ubicate sulla cresta di una collina (figura C.7.5.a):
ct = 1 +
× ![]()
b) Costruzioni sul livello superiore di un dislivello (figura C.7.5.b):
ct = 1+
×
× (1-0,1×
)
1
c) Costruzioni su di un pendio (figura C.7.5.c):
ct = 1+
×
× ![]()
Fig. C.7.5
C.7.6. COEFFICIENTE DI FORMA (O AERODINAMICO)
In assenza di valutazioni più precise, suffragate da opportuna documentazione o
da prove sperimentali in galleria del vento, si assumono i valori riportati ai
punti seguenti.
C.7.6.1. EDIFICI A PIANTA RETTANGOLARE CON COPERTURE PIANE A FALDE
INCLINATE O CURVE
Per la valutazione della pressione esterna si assumerà (vedere figura C.7.6.):
- per elementi sopravento (cioè direttamente investiti dal vento) con
inclinazione sull'orizzontale ![]()
60°:
cpe= +0,8
- per elementi sopravento, con inclinazione sull'orizzontale 20°<
<60°:
cpe = +0,03×
-1 (
in gradi)
- per elementi sopravento, con inclinazione sull'orizzontale 0°![]()
![]()
20° e per elementi sottovento (intendendo
come tali quelli non direttamente investiti dal vento o quelli investiti da
vento radente):
cpe= - 0,4
Fig. C. 7.6
Per la valutazione della pressione interna si assumerà (vedere figura
C.7.7.):
- per costruzioni completamente stagne:
cpi = 0
- per costruzioni non stagne:
cpi =
0,2
(scegliendo il segno che dà luogo alla combinazione più sfavorevole);
- per costruzioni che hanno (o possono anche avere in condizioni
eccezionali) una parete con aperture di superficie non minore di 1/3 di quella
totale:
cpi = + 0,8 quando la parete aperta è sopravento;
cpi = - 0,5 quando la parete aperta è sottovento o parallela al vento;
- per costruzioni che presentano su due pareti opposte, normali alla
direzione del vento, aperture di superficie non minore di 1/3 di quella totale:
cpe + cpi =
1,2 per gli elementi normali alla direzione
del vento;
cpi =
0,2 per i rimanenti elementi.
Fig. C 7.7
C.7.6.2. COPERTURE MULTIPLE
Si intende per copertura multipla un insieme di elementi identici e contigui
(ad esempio coperture a shed, a conoidi, ecc.).
C.7.6.2.1. - Per la determinazione delle azioni dovute al vento diretto
normalmente alle linee di colmo si procede alle valutazioni seguenti.
Azioni esterne sui singoli elementi:
- per la prima copertura colpita dal vento valgono i coefficienti stabiliti nel
punto C.7.6.1.;
- per la seconda copertura il coefficiente relativo allo spiovente sopravento
viene ridotto del 25%;
- per tutte le coperture successive i coefficienti relativi ad ambedue gli
spioventi vengono ridotti del 25%.
Azioni d'insieme:
- si applicano al primo e all'ultimo spiovente le pressioni valutate secondo i
coefficienti indicati nel punto C.7.6.1.;
- contemporaneamente si considera applicata alla superficie proiettata in piano
di tutte le parti del tetto, una azione superficiale orizzontale di tipo
tangenziale il cui valore unitario è assunto convenzionalmente pari a: 0,10 qref
ce
C.7.6.2.2. - Per la determinazione delle azioni dovute al vento diretto
parallelamente alle linee di colmo (e ai piani di falda) si considererà in ogni
caso un'azione tangente come definita al punto 7.3., utilizzando i coefficienti
di attrito indicati in tabella C.7.5. al punto C.7.7.
C.7.6.3. Tettoie e pensiline isolate
Per tettoie o pensiline isolate ad uno o due spioventi per le quali il rapporto
tra l'altezza totale sul suolo o la massima dimensione in pianta non è maggiore
di uno, si assumeranno i seguenti valori del coefficiente cp:
- tettoie e pensiline a due spioventi piani (vedere figura C.7.8.)
cp = 0,6 × (1 + sin
) per spiovente sopravento
cp = 0,6 per spiovente sottovento
- tettoie e pensiline a un solo spiovente piano (vedere figura C.7.8.)
cp = 0,8 per ![]()
35°
cp = 1,2 per
>35°
Fig. C. 7.8
C.7.6.4. TRAVI AD ANIMA PIENA E RETICOLARI
Travi isolate.
Indicate con:
S = la superficie delimitata dal contorno della trave;
Sp = la superficie della parte piena della trave;
= Sp/S;
la pressione totale va
considerata agente solo su Sp e va valutata utilizzando i seguenti
valori per il coefficiente cp:
cp = 2-4/3 ×
per 0![]()
<0,3
cp = 1,6 per 0,3![]()
0,8
cp = 2,4 -
per 0,8< ![]()
1
Travi multiple.
Nel caso di più travi disposte parallelamente a distanza d non maggiore del
doppio dell'altezza h, il valore della pressione sull'elemento successivo sarà
pari a quello sull'elemento precedente moltiplicando per un coefficiente di
riduzione dato da:
= 1-1,2 ×
per ![]()
2/3
= 0,2 per
>2/3
Per d/h
5 gli elementi vengono considerati come
isolati.
Per 2 <d/h <5 si procede all'interpolazione lineare.
C.7.6.5.
TORRI E PALI A TRALICCIO A SEZIONE RETTANGOLARE O QUADRATA.
Per torri e pali a traliccio a sezione rettangolare o quadrata, per vento
spirante normalmente ad una delle pareti, salvo più accurate valutazioni, i
coefficienti di forma sono da valutare nel modo seguente:
cp =![]()

L'azione di insieme
esercitata dal vento spirante normalmente ad una delle pareti va valutata con
riferimento alla superficie della parte piena di una sola faccia.
Per vento spirante secondo la bisettrice dell'angolo formato da due pareti,
l'azione d'insieme è pari a 1,15 volte quella sopra definita.
Salvo documentazione specifica, i medesimi coefficienti si adottano
cautelativamente anche per torri a sezione triangolare per le quali non è da
applicare il coefficiente 1,15 suddetto.
C.7.6.6.
CORPI CILINDRICI
Per i corpi cilindrici a sezione circolare di diametro d e lunghezza h i
coefficienti di forma sono i seguenti:
cp =
(1,783 -
× d × Ö q) ![]()

essendo d espresso in
metri e q = qref × ce (N/m2), con qref ,
ce definiti rispettivamente ai punti 7.4. e 7.5.
L'azione di insieme esercitata dal vento va valutata con riferimento alla
superficie proiettata nel piano ortogonale alla direzione del vento.
Le espressioni sopra indicate valgono anche per i corpi prismatici a sezione di
poligono regolare di otto o più lati, essendo d il diametro del cerchio
circoscritto.
C.7.6.7. CORPI SFERICI
Per una sfera di raggio R l'azione di insieme esercitata dal vento va valutata
con riferimento alla superficie proiettata sul piano ortogonale alla direzione
del vento, S=
× R2, utilizzando il coefficiente
cp=0,35.
C.7.6.8. PRESSIONI MASSIME LOCALI
Le pressioni massime locali non vengono messe in conto per la determinazione
delle azioni d'insieme:
a) nei casi di cui ai punti C.7.6.1., C.7.6.2 e C.7.6.3, nelle zone di
discontinuità della forma esterna della costruzione, il valore assoluto del coefficiente
di pressione può subire sensibili incrementi.
Convenzionalmente, il valore massimo locale della pressione si otterrà
applicando un coefficiente c=
1,6;
b) nei casi di cui ai punti C.7.6.6. e C.7.6.7. le pressioni massime locali
vanno determinate utilizzando il coefficiente di forma c, la cui distribuzione
è rappresentata in figura C.7.9.
|
|
Per
le curve |
|
Per
le curve |
||
|
a |
a |
b |
a |
a |
b |
|
0° |
+1,00 |
+1,00 |
70° |
-2,15 |
-0,80 |
|
10° |
+0,90 |
+0,95 |
80° |
-2,37 |
-0,73 |
|
20° |
+0,55 |
+0,80 |
90° |
-2,45 |
-0,50 |
|
30° |
+0,05 |
+0,50 |
100° |
-2,38 |
-0,50 |
|
40° |
-0,50 |
0 |
110° |
-2,10 |
-0,50 |
|
50° |
-1,10 |
-0,45 |
115° |
-1,24 |
-0,50 |
|
60° |
-1,70 |
-0,72 |
120°-180° |
-0,25 |
-0,50 |
Fig. C. 7.9
C.7.7. COEFFICIENTE DI
ATTRITO
In assenza di più precise valutazioni suffragate da opportuna documentazione o
da prove sperimentali in galleria del vento, si assumeranno i valori riportati
nella tabella C.7.4.
|
Superficie |
coefficiente
d’attrito cf |
|
Liscia (acciaio, cemento a
faccia liscia, ...) |
0,01 |
|
Scabra (cemento a faccia
scabra, catrame, ...) |
0,02 |
|
Molto scabra (ondulata,
costolata, piegata, ...) |
0,04 |
Tabella C.7.4.
C.7.8. COEFFICIENTE DINAMICO
In mancanza di più precise valutazioni suffragate da opportuna documentazione,
le figure C.7.10. e C.7.11. forniscono il coefficiente dinamico degli edifici e
delle ciminiere di altezza minore di 200 m. La figura C.7.12. fornisce il
coefficiente dinamico dei ponti a travata la cui massima campata non superi la
lunghezza di 200 m.
Valori più accurati del coefficiente dinamico possono essere ottenuti
applicando procedimenti più dettagliati di comprovata affidabilità.
Ogni qualvolta il coefficiente dinamico fornito dalla figura C.7.11. E’
maggiore di 1,2, questo parametro sarà valutato secondo procedimenti di
comprovata affidabilità. Il ricorso a tali procedimenti è inoltre raccomandato
quando il coefficiente dinamico risulti compreso fra 1,0 e 1,2.
Per tutte le tipologie strutturali non contemplate nelle figure precedenti il
coefficiente dinamico sarà valutato secondo procedimenti di comprovata
affidabilità.
Fig. C.7.10 (a)
(b)
(c)
Fig. C. 7.11. (a)
(b)
(c)
8. VARIAZIONI TERMICHE
Si considerano le variazioni di temperatura rispetto a quella iniziale di
riferimento, assunta quale convenzionale zero termico. Per gli edifici la
variazione termica massima nell'arco dell'anno, nel singolo elemento
strutturale è assunta convenzionalmente pari a:
- Strutture in c.a. e c.a.p.:
esposte
15°C;
protette
10°C;
- Strutture in acciaio:
esposte
25°C;
protette
15°C.
Di regola, per le strutture
monodimensionali, la variazione termica si può considerare uniforme sulla sezione
e costante su ogni elemento strutturale.
In casi particolari può essere necessario considerare, oltre alla variazione
uniforme, anche una seconda distinta condizione di più breve durata con
variazione lineare della temperatura nella sezione.
Va inoltre tenuto presente che possono aversi differenze di temperatura tra
struttura ed elementi non strutturali ad essa collegati.
C.8. VARIAZIONI TERMICHE
Per valutazioni più approfondite si potrà fare utile riferimento ai documenti
tecnici delle Consiglio Nazionale delle Ricerche “Effetti della temperatura
nelle strutture di calcestruzzo: determinazione della distribuzione di
temperatura, CNR-DT3/87” ed “Effetto della temperatura nelle strutture di
calcestruzzo armato: analisi strutturale, CNR-DT4/87”.