Ministero
dei Lavori pubblici Circolare n. 65/AA.GG. del 10 aprile 1997.
Istruzioni per
l'applicazione delle «Norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche» di
cui al D.M. 16 gennaio 1996.
Per facilitarne la
consultazione, il testo della presente circolare è stato articolato in
paragrafi aventi lo stesso ordine e lo stesso numero di riferimento del testo
delle norme.
B - CRITERI GENERALI DI
PROGETTAZIONE
B.1 - Disposizioni
preliminari
Preliminare a qualsiasi
decisione sul tipo di analisi da adottare (statica o dinamica) o a qualsiasi
altra decisione riguardante la modellazione della struttura, è l'individuazione
degli elementi non strutturali che, per rigidezza e resistenza, sono in grado
di collaborare con la struttura nel sopportare le azioni sismiche o comunque
possono indurre nella struttura comportamenti indesiderati. Comportamento di
tal genere possono, ad esempio, essere indotti in una struttura intelaiata, in
cemento armato o metallica, dalla presenza di pannelli di muratura, o di altro
materiale non strutturale, inseriti tra le maglie dei telai a formare telai
tamponati distribuiti in modo non simmetrico in pianta e/o in elevazione,
quando tale presenza alteri in misura significativa la rigidezza della nuda
ossatura. In tal caso il progettista valuterà l'opportunità di analizzare
l'edificio nel suo insieme utilizzando due modelli strutturali, con e senza
pannelli, dimensionando poi gli elementi strutturali per la più severa delle
due condizioni. Un possibile modello di calcolo per tener conto della presenza
di pannelli in un telaio è riportato nell'Allegato 2.
Per l'impostazione e la
redazione della relazione di calcolo della struttura può farsi utile
riferimento alle Istruzioni C.N.R. - 10024/86 “Analisi di strutture mediante
elaboratore: Impostazione e redazione delle relazioni di calcolo”.
Quanto poi ai risultati
forniti dall'analisi, statica o dinamica che sia, occorre tenere a mente che le
sollecitazioni provocate dall'azione sismica vengono valutate, seguendo i
criteri contenuti nella sezione B, delle norme, inevitabilmente in modo
largamente convenzionale. La convenzionalità dell'analisi è principalmente
riconducibile all'entità attribuita dalla normativa alle azioni sismiche ed
alla contemporanea ipotesi di comportamento elastico lineare della struttura;
in realtà le azioni sismiche effettive possono avere entità maggiore di quella
imposta dalla normativa e di conseguenza viene a cadere l'ipotesi di
comportamento elastico lineare della struttura. La valutazione delle
sollecitazioni conseguita in accordo con la normativa è dunque “convenzionale”;
peraltro considerazioni teoriche ed evidenze sperimentali dimostrano che la
convenzione adottata è idonea a conseguire il desiderato livello di sicurezza,
purché la struttura possegga un sufficiente grado di duttilità.
In alternativa, possono
eseguirsi analisi più approfondite fondate su una opportuna e motivata scelta
di un “terremoto di progetto”, ma tali analisi debbono adottare procedimenti di
calcolo basati su ipotesi e su risultati sperimentali chiaramente comprovati,
ed utilizzare modelli e codici di calcolo non lineari più aderenti
all'effettivo comportamento della struttura.
Come già accennato, dal
carattere “convenzionale” dei procedimenti di progetto-verifica suggeriti dalla
normativa consegue direttamente l'importanza attribuita, nell'assicurare
l'effettivo conseguimento dei risultati desiderati specie nei confronti del
collasso, ad un comportamento duttile della struttura. A tal fine, dovendo
accettare che la struttura esca dal campo elastico subendo fenomeni di
plasticizzazione e/o di danneggiamento, come requisito minimo da assicurare,
vengono più avanti indicati alcuni accorgimenti costruttivi atti a conseguire
una certa duttilità locale e globale.
Peraltro, da qualche tempo,
sono state individuate tecniche costruttive finalizzate a ridurre l'entità
della entrata in campo non lineare delle strutture antisismiche; tali tecniche
vengono generalmente indicate con il termine di “tecniche di protezione
passiva”. Esse sostanzialmente consistono, nello sconnettere l'edificio dalle
sue fondazioni interponendo tra la struttura e le fondazioni stesse dei
particolari apparecchi d'appoggio, detti “isolatori”, dotati di elevata
rigidezza per carichi orizzontali, ovvero nel collegare alla struttura dei
“dissipatori”, ossia apparecchi capaci, all'atto del sisma, di assorbire grandi
quantità di energia, o infine nell'adottare contemporaneamente ambedue gli
accorgimenti detti.
Con l'inserimento degli
“isolatori” si consegue un sostanziale disaccoppiamento tra moto dell'edificio
e moto del terreno, così da ridurre drasticamente l'energia cinetica che il
sisma fornisce all'edificio stesso, e quindi anche l'entità delle deformazioni
e delle sollecitazioni della struttura.
Con l'inserimento dei
“dissipatori” resta immutata l'energia cinetica fornita dal sisma al complesso
“edificio più dissipatori”, ma la maggior parte di essa viene assorbita dai
“dissipatori” stessi, con conseguente significativa riduzione delle
sollecitazioni e degli spostamenti richiesti alla struttura e, dunque,
dell'escursione in campo plastico.
Sia l'utilizzazione degli
“isolatori” che quella dei “dissipatori” hanno origini relativamente recenti e,
fino a quando non sarà emanata una specifica normativa d'uso l'adozione dei
dispositivi richiede, affinché siano effettivamente conseguiti i comportamenti
desiderati e prima brevemente descritti, che il complesso struttura-dispositivi
venga progettato ed eseguito nel rispetto di alcune regole peculiari legate sia
alla tipologia strutturale adottata che alle caratteristiche proprie degli
apparecchi utilizzati. Ciò rende necessaria la preventiva approvazione del
progetto, riguardante il sistema edificio-dispositivi, da parte del Consiglio
superiore dei lavori pubblici.
B. 4 - Analisi statica
È consentito valutare il
comportamento sismico di una costruzione attraverso un'analisi statica quando
questa presenti una significativa tendenza a rispondere all'azione sismica con
una forma di oscillazione unica, a sviluppo semplice lungo l'altezza, e contenuta
nel piano di eccitazione.
Queste caratteristiche della
risposta da un lato forniscono ragionevole assicurazione che l'intervento della
fase inelastica non produca brusche variazioni di comportamento, dall'altro
consentono di calcolare gli effetti dell'azione sismica con modelli ed analisi
strutturali semplificati (modelli piani ed analisi di tipo statico).
Il requisito di regolarità è
di difficile codificazione, in quanto le possibili combinazioni topologiche che
possono dar luogo a comportamento “non regolare” sono troppo numerose per
essere prevedibili e classificabili. Spesso, inoltre, non è possibile operare
una distinzione netta tra comportamento “regolare” ed “irregolare”, essendo più
appropriato riferirsi ad un “grado di irregolarità”, che può essere più o meno
pronunciato.
Le indicazioni in tema di
regolarità riportate nelle normative internazionali più recenti sono in massima
parte di natura qualitativa, così come quelle riportate nelle norme tecniche
nazionali, ove peraltro viene esplicitamente affermato che dette indicazioni
costituiscono condizione necessaria ma non sempre sufficiente, spettando al
progettista di accertare la eventuale presenza di caratteristiche singolari che
possono dar luogo ad una risposta “irregolare”.
Con riferimento al caso
degli edifici, si riportano di seguito, a titolo indicativo, alcuni criteri di
valutazione di adozione più diffusa:
Regolarità in pianta
-
La
struttura dell’edificio presenta una sostanziale doppia simmetria ortogonale
nei confronti sia delle rigidezze che delle masse.
-
La
forma in pianta è di tipo “compatto”, ossia priva di ali che si estendono
notevolmente a partire dal nucleo centrale (come ad es. forme ad H,I,L,X,
etc.). Le dimensioni di eventuali rientranze lungo il perimetro dell'edificio
non superano il 25% della lunghezza del lato corrispondente.
-
I solai sono sufficientemente rigidi rispetto
alle strutture verticali, in modo da fungere da diaframmi indeformabili nel
loro piano.
-
Sotto
l'azione di un sistema di forze orizzontali, proporzionali alle masse dei
piani, lo spostamento massimo a ciascun piano non supera di più del 20% lo
spostamento medio di quel piano.
Regolarità in elevazione
-
Tutti
gli elementi verticali che presentano resistenza significativa all'azione
sismica (telai, pareti e nuclei), si estendono senza interruzione dalla
fondazione fino alla sommità della parte di edificio interessata.
-
Rigidezza
e massa si mantengono costanti o si riducono gradualmente procedendo dal basso
verso l'alto.
Negli edifici a telaio, il
rapporto tra la resistenza di colonne e pareti, ad un certo piano
effettivamente conseguita, e la resistenza, richiesta dal calcolo, si mantiene
approssimativamente costante per tutti i piani.
Un comportamento non
regolare può essere indotto dalla presenza di pannelli, in muratura o di altro
materiale, inseriti tra le maglie dei telai in modo non simmetrico in pianta
e/o in elevazione.
B. 6 - Analisi dinamica
Il modello usato per
l'analisi dinamica può coincidere con quello utilizzato per l'analisi statica.
Al fine della valutazione delle forze d'inerzia e, quindi, della risposta
dinamica, è possibile concentrare le masse in un numero di nodi inferiore a
quelli che descrivono la geometria strutturale. Va osservato che
nell'operazione di concentrazione delle masse potrà essere necessario includere
anche i momenti di inerzia rotazionali.
La tecnica dell'analisi
modale consente di semplificare il problema della valutazione della risposta
dinamica utilizzando un numero di modi inferiore al numero di gradi di libertà;
tuttavia è bene dare un giudizio quantitativo sull'efficacia della
semplificazione ottenuta limitando tale numero. Se si considera un numero di
modi pari al numero gradi di libertà, la soluzione ottenuta è esatta,
limitatamente alla rappresentazione delle masse.
Ciascun modo mette in
movimento una certa quantità della massa strutturale. Una misura della massa
attivata da ciascun modo j in ciascuna direzione, nel caso di matrice delle
masse diagonale, è data dalla espressione:
![]()

ove la sommatoria a
numeratore è estesa a tutte le masse attribuite ai gradi di libertà nella
direzione di eccitazione (x, nella formula indicata); il termine a denominatore
della prima frazione rappresenta la massa modale j-esima, i termini Mix sono
le masse associate ai gradi di libertà i nella direzione di eccitazione (x,
nella formula indicata); i termini
sono le ampiezze dell'autovettore j relative al
nodo i nella direzione di eccitazione (x, nella formula indicata).
Se si sommano i termini
relativi a tutti i modi, per ciascuna direzione si ottiene
100.
Si può osservare che
usualmente i primi modi di vibrare danno contributi maggiori alla massa
eccitata. È buona norma considerare un numero di modi di vibrare sino ad
ottenere che la somma delle masse attivate sia pari almeno all'85% della massa
totale.
Per quanto riguarda la
combinazione dei diversi modi di vibrare, in accordo al punto B.2, si assumono
due eccitazioni orizzontali, secondo la direzione x, ed y rispettivamente
prefissate dal progettista. Con gli indici x ed y si indicano sforzi o
spostamenti riferiti alle due eccitazioni considerate. Precisamente siano:
|
a |
una componente dello stato
di sforzo in un punto o della sollecitazione in una sezione; |
|
h |
una componente generica
dello spostamento in un punto; |
|
ax |
il valore assunto da a durante l'eccitazione
lungo la direzione x; |
|
hx |
il valore assunto da h durante l'eccitazione
lungo la direzione x; |
|
ay |
il valore assunto da a durante l'eccitazione
lungo la direzione y; |
|
hy |
il valore assunto da h durante l'eccitazione
lungo la direzione y; |
|
aix |
il contributo ad ax del modo i-esimo di
vibrare durante la eccitazione in direzione x; |
|
aiy |
l'analoga grandezza,
riferita all'eccitazione in direzione y; |
|
hix |
il contributo del modo
i-esimo allo spostamento hx durante la eccitazione in direzione x; |
|
hiy |
il contributo del modo
i-esimo allo spostamento hy durante la eccitazione in direzione y; |
In accordo al punto B.6 è:
|
|
|
|
|
|
e analogamente per
l'eccitazione verticale,
|
|
|
Qualora la componente
verticale dell'eccitazione sismica sia significativa, la sovrapposizione degli
effetti deve essere effettuata mediante le seguenti relazioni:
|
|
|
|
|
|
axv e ayv rappresentano la tensione
(o la sollecitazione) richiamata nel paragrafo B.8,
hxv e hyv rappresentano lo
spostamento richiamato al punto B.9.
In caso contrario, se la
componente verticale della eccitazione sismica non è significativa, ax e ay rappresentano la tensione
(o la sollecitazione) richiamata nel paragrafo B.8, e hx e hy rappresentano lo
spostamento richiamato al punto B.9.
B. 7 - Verifiche
La verifica di resistenza è
finalizzata a garantire la sopravvivenza della struttura a fronte di terremoti
di grande intensità, aventi limitate probabilità di manifestarsi durante la
vita utile della struttura. Questi terremoti sono caratterizzati da spettri di
risposta di un ordine di grandezza più severi di quelli definiti nelle norme. A
fronte di tali eventi sono favorite le strutture alle quali il sistema
costruttivo, nelle sue caratteristiche di insieme e nei dettagli esecutivi,
assicuri buona duttilità, cioè capacità di sostenere cicli di escursioni
anelastiche senza subire un significativo degrado.
Le azioni sismiche definite
nel decreto sono state pertanto concettualmente ottenute riducendo le azioni
effettive con un coefficiente di riduzione (maggiore di 1) che dipende dalla
duttilità della struttura.
Nell'Allegato 1 si
presentano alcune indicazioni costruttive alle quali può farsi riferimento per
assicurare un minimo di duttilità alle costruzioni in calcestruzzo armato.
Il rispetto di tali regole
non esclude, tuttavia, che qualche meccanismo di rottura fragile possa comunque
manifestarsi.
Ove del caso il controllo
degli spostamenti viene condotto per valutare la danneggiabilità dei pannelli
murari di tamponamento al fine di verifica al collasso per perdita di
connessione tra elementi strutturali essenziali.
È chiaro che la verifica di
danneggiabilità va riferita ad azioni sismiche meno intense rispetto a quelle
utilizzate per la verifica allo stato limite ultimo.
Per quanto sopra osservato,
è evidente che gli spostamenti considerati per le verifiche di danneggiabilità
sono più piccoli di quelli considerati per le verifiche ultime, come
evidenziato in B.9.
Le verifiche di
danneggiabilità dei pannelli murari di tamponamento devono essere sempre
eseguite negli edifici intelaiati, come richiesto in C.6.3.
Le verifiche di spostamento
per il controllo dei requisiti di sicurezza, (stato limite ultimo), devono
invece essere fatte se vi è la possibilità di perdite di connessione tra gli
elementi essenziali ed in generale in presenza di particolari dispositivi di
vincolo e di collegamento.
Gli edifici in muratura sono
in generale poco deformabili, pertanto il controllo delle deformazioni risulta
già garantito dal controllo dello stato di sollecitazione.
Nessun controllo è richiesto
nelle costruzioni in muratura per le quali non siano da effettuare verifiche di
resistenza.
B.8 - Verifiche di
resistenza
Le verifiche di resistenza
possono essere effettuate verificando lo stato di tensione, secondo il metodo
delle tensioni ammissibili, oppure verificando lo stato di sollecitazione per i
diversi stati limiti ultimi secondo il metodo degli stati limite.
Quando i carichi agenti si
riducono al peso proprio e ad un solo carico accidentale (nella fattispecie al
carico sismico), i due metodi di verifica, alle tensioni ammissibili ed agli
stati limite, portano ad ottenere, sostanzialmente, le stesse sezioni
resistenti. Quando siano presenti più carichi di esercizio, il metodo agli
stati limite offre, in generale, un approccio più razionale, in quanto mette in
conto la probabilità di contemporanea presenza dei diversi carichi. In pratica,
questo si traduce generalmente in sezioni resistenti più contenute.
Nella formulazione delle
norme, si è riconosciuta, per la prima volta, la possibilità di utilizzare,
nelle zone sismiche, il criterio agli stati limite. Si è tuttavia inteso mantenere
inalterato il livello di protezione a fronte di eventi sismici, e pertanto i
fattori g sono stati scelti in modo che, anche in presenza di più azioni di
carico, le verifiche condotte secondo i due metodi fossero equivalenti agli
effetti della resistenza.
Se in uno o più piani la
rigidezza complessiva offerta dai pannelli in muratura o di altro materiale
subisce una brusca riduzione rispetto a quella offerta ai piani adiacenti (come
avviene frequentemente ai piani terra), è opportuno che gli elementi verticali
ed orizzontali inferiori e superiori di ciascun piano interessato alla
riduzione, siano provvisti di un margine di sovraresistenza rispetto ai
risultati dell'analisi, che, per edifici di altezza fino a otto piani, è non
inferiore al 40%, e di valore adeguatamente più elevato per le altezze
maggiori.
B. 9 - Spostamenti e
deformazioni
Gli spostamenti dovuti
all'azione sismica sono, di fatto, più grandi di quelli determinabili con le
azioni di progetto definite dalle norme. Infatti, in considerazione della
duttilità delle strutture, le azioni di progetto, impiegate per simulare
l'effetto del sisma, sono convenzionalmente ridotte di intensità rispetto a
quelle che sarebbe necessario considerare ove il comportamento effettivo della
struttura fosse perfettamente elastico. Perciò, gli spostamenti e le
deformazioni determinati con le azioni di progetto indicate nelle norme vanno
moltiplicati per un fattore (maggiore di uno), mediante il quale le azioni
stesse sono state in precedenza ridotte.
Per quanto riguarda le
combinazioni degli spostamenti sismici con quelli prodotti dalle altre azioni
da prendere in considerazione, è utile una precisazione: essa riguarda il
coefficiente c utilizzato nelle due formule di verifica che sono:
per limitare la
danneggiabilità:
![]()
![]()
Per i requisiti di
sicurezza:
![]()
![]()
Al coefficiente c è da attribuire il valore
1, quando gli spostamenti hp e gli spostamenti sismici sono valutati in base
alla combinazione delle azioni da assumere per la verifica delle tensioni
ammissibili. È da attribuire il valore 1,5, quando gli spostamenti hp e gli spostamenti sismici
sono valutati in base alla combinazione delle azioni da assumere per la
verifica agli stati limite.
B. 10 - Fondazioni
Le prescrizioni relative
alle fondazioni sono connesse ai problemi posti dalla presenza di azioni
sismiche sia relativamente alla valutazione delle sollecitazioni sul terreno di
fondazione che in ordine alla valutazione delle sollecitazioni sulle strutture
di fondazione.
Per quanto attiene al
terreno di fondazione, occorre sottolineare che la vigente normativa geotecnica
fa sistematico riferimento, per quanto riguarda l'individuazione del
comportamento del terreno e la valutazione dei carichi massimi su di esso
applicabili, ai metodi propri dell'analisi limite ed ai relativi meccanismi di
rottura. Quando però si passa a definire i coefficienti riduttivi da applicare
a detti carichi massimi, onde poterli confrontare con i carichi effettivamente
agenti, e dunque controllare se si sia conseguito o meno il desiderato livello
di sicurezza, detti coefficienti riduttivi hanno entità tale da poter essere correttamente
utilizzati solo per un confronto con i carichi limite ultimi.
Quanto detto spiega la
necessità evidenziata al primo capoverso del punto B. 10, di effettuare le
verifiche di stabilità del terreno di fondazione utilizzando sollecitazioni
valutate a partire da azioni prive di maggiorazioni, ossia valutate per
coefficienti moltiplicativi unitari.
Per quanto attiene alle
strutture di fondazione, occorre sottolineare che una funzione importante è
quella di assorbire gli spostamenti relativi indotti dalla propagazione nel
terreno delle onde sismiche, senza che tali spostamenti relativi si
ripercuotano negativamente sul funzionamento delle strutture in elevazione.
Tale funzione può essere svolta in due diversi modi.
Un primo modo consiste nel
dotare le strutture di fondazione di collegamenti che, impedendo o comunque
riducendo sensibilmente tali spostamenti relativi, garantiscano la ridotta
entità delle sollecitazioni sulla struttura in elevazione dovute a tali
spostamenti. È questa la soluzione suggerita al punto a) laddove si impone alle
strutture di fondazione di essere collegate tra loro da un reticolo di travi
proporzionate in modo da sopportare forze assiali prefissate; si sottolinea
che, specie in una struttura intelaiata, tale reticolo di collegamento è
soggetto non soltanto agli sforzi assiali di trazione-compressione dovuti alle
azioni sismiche, ma anche agli sforzi assiali dovuti al funzionamento a telaio
delle strutture in elevazione e che detti sforzi si sovrappongono a quelli di
origine sismica. Occorre dunque, nella verifica del reticolo di collegamento,
tener correttamente conto di ambedue i sistemi di forze sopra evidenziati.
Un secondo modo di risolvere
il problema posto dagli spostamenti relativi delle strutture di fondazione,
modo tipicamente consigliabile per strutture nelle quali la forte distanza tra
gli elementi verticali renda difficile l'adozione del reticolo di travi di
collegamento (capannoni industriali, ponti, ecc.), consiste nel verificare le
strutture, sia di fondazione che in elevazione, in presenza degli spostamenti
relativi attesi. Tale verifica deve essere condotta sia in termini di capacità
di resistere della struttura in elevazione alle sollecitazioni prodotte dagli
spostamenti relativi (vedi Tab. 1a), che in termini di compatibilità tra
collegamenti e vincoli della struttura e spostamenti impressi in fondazione
(vedi Tab. 1b).
C – EDIFICI
C. 1 - Sistemi costruttivi
Una importante modifica a
carattere innovativo, introdotta alla lettera a) del punto C.1 riguarda gli edifici
con struttura in muratura, la cui tipologia è stata estesa ad un ambito più
vasto, comprendente sia la muratura ordinaria sia la muratura armata.
La muratura armata è
disciplinata da apposite regole progettuali e costruttive, contenute nei punti
C.5.1 e C.5.3.
Appare quindi evidente che,
ove siano rispettate tutte le prescrizioni contenute nei suddetti punti della
norma, l'impiego della muratura armata non richiede alcuna certificazione di
idoneità tecnica da parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici.
Tale obbligo permane,
invece, per gli edifici costituiti da pannelli prefabbricati in muratura
armata, che risultano indicati tra i sistemi costruttivi a pannelli portanti di
cui alla lett. c) del punto C.1.
C. 2 - Altezza massima dei
nuovi edifici
Si segnala un'imprecisione
contenuta nell'ultimo comma del punto C. 2. Come è evidente, nel testo viene
erroneamente richiamata la “ tabella 1”, anziché la “tabella 2”.
C. 3 - Limitazione
dell'altezza in funzione della larghezza stradale
Sono da segnalare le
modifiche apportate al testo del 1° comma del punto C. 3, che, rispetto alla
precedente norma, introduce una più graduale variazione, oltre ad un necessario
adeguamento, dei limiti di altezza degli edifici in funzione della larghezza
delle strade su cui prospettano.
Si ritiene utile evidenziare
anche la soppressione dell'ultimo comma del punto C. 3 delle previgenti norme
(D.M. 24/1/86) che consentiva, per le zone con grado di sismicità S = 9, su
strade di larghezza inferiore ai metri dieci, di costruire edifici di tre piani
in elevazione e comunque di altezza massima m 10,00 purché con le prescrizioni
relative ad S = 12, ai fini del dimensionamento delle strutture.
C. 5 - Edifici in muratura
C.5.1 - Regole generali
Le prescrizioni qui
contenute si applicano a tutti gli edifici, sia in muratura ordinaria sia in
muratura armata.
Si rammenta anzitutto che,
conformemente a quanto stabilito dall'art. 3, 1° comma. della legge 2/2/74 n.
64, è fatto obbligo di osservare, oltre alle norme per le costruzioni sismiche,
le norme di carattere generale concernenti la sicurezza delle costruzioni,
indicate dall'art. 1, 3° comma, della stessa.
Pertanto nella realizzazione
delle costruzioni sismiche in muratura, deve comunque tenersi conto delle
vigenti norme tecniche riguardanti gli edifici in muratura (D.M. 20/11/87), i
carichi ed i sovraccarichi (D.M. 16/1/96), i terreni e le opere di fondazione
(D.M. 11/3/88), e degli eventuali successivi loro aggiornamenti.
Per quanto concerne, le
caratteristiche dei materiali ed i relativi controlli, mentre le norme di cui
al precedente decreto 24 gennaio 1986 recavano disposizioni nell'apposito
allegato, le attuali norme stabiliscono, al 3° comma del punto C.5.1, alcuni
requisiti minimi di resistenza, ad integrazione di quanto indicato nelle norme
per gli edifici in muratura emanate con il decreto 20 novembre 1987.
I controlli sui materiali
vanno effettuati, secondo quanto previsto nel decreto sopracitato, sia
all'origine, obbligatoriamente, presso gli stabilimenti di produzione, sia in
cantiere, ai fini della loro accettazione per l'impiego.
In particolare, il direttore
dei lavori è tenuto a verificare che ciascuna fornitura, riguardante tanto gli
elementi per la muratura (mattoni o blocchi), quanto le barre di acciaio nel
caso della muratura armata, sia accompagnata dal relativo certificato di
origine, controllando che le caratteristiche certificate corrispondano a quanto
richiesto dal progetto e dalle norme.
Inoltre, nell'ambito della
propria sfera di discrezionalità, il direttore dei lavori può responsabilmente
valutare l'opportunità di disporre ulteriori controlli, per accertare che i
materiali da mettere in opera posseggano effettivamente le caratteristiche
dichiarate dal produttore.
Anche per la muratura
armata, oltre alle norme per le costruzioni sismiche, sono da osservare, per
quanto applicabili, le norme di cui al decreto 20 novembre 1987.
È opportuno rammentare che
in ogni caso gli elementi resistenti che compongono la muratura (mattoni o
blocchi) devono essere collegati fra di loro tramite malta cementizia (di
classe M1 - M2) che deve assicurare il ricoprimento dei giunti orizzontali e di
quelli verticali.
C. 5.2 - Edifici in muratura
ordinaria
Sono state introdotte alcune
modifiche, concettualmente importanti, che consentono un'ampia libertà
progettuale nella realizzazione degli edifici in muratura ordinaria. Fermo
restando il rispetto dei principi e delle regole generali contenute nel
precedente punto C.5.1 possono infatti adottarsi, per la verifica sismica
dell'edificio, gli stessi criteri di calcolo già previsti dal punto C.9.5 per
l'adeguamento degli edifici esistenti. In tal caso non è necessario tener conto
delle prescrizioni morfologiche e costruttive indicate nel punto C.5.2, che,
invece devono essere applicate quando si esegua il procedimento di verifica
semplificato. Relativamente alla valutazione delle azioni suggerite al punto
C.9.5.3 si segnala che, per i nuovi edifici in muratura, il coefficiente b2 deve essere assunto pari a
1, perché la norma specifica (D.M. 20/11/87), già per proprio conto, distingue
i valori da attribuire alla resistenza del materiale a seconda del metodo
adottato per il controllo della sicurezza (gm = 3 nel caso di verifica col
metodo agli stati limite ultimi).
È ovvio, peraltro, che il
valore delle azioni sismiche da adottare nelle verifiche è quello definito al
paragrafo C.9.5.3 senza fare riferimento al coefficiente gE di cui al punto B.8 delle
norme.
In conclusione quindi il
livello di sicurezza di calcolo richiesto per gli edifici di nuova costruzione
soggetti a “verifica” è del 50% circa superiore a quello richiesto per gli
edifici esistenti.
Nessuna specifica verifica
di sicurezza è invece prevista per la realizzazione di nuovi edifici in
muratura listata, per i quali valgono le regole di dimensionamento riportate
nel 2° cpv della lett. f).
Riguardo agli spessori
minimi dei muri, indicati nella Tabella 3 per i vari piani dell'edificio, è
opportuno far notare che la tabella stessa è genericamente riferita ad un
edificio costituito dal massimo numero di piani consentito dalla norma (due
piani fuori terra oltre ad un piano cantinato o seminterrato); quindi, nel caso
in cui l'edificio, nel suo complesso, sia costituito da un minor numero di
piani, gli spessori minimi dei relativi muri vanno assunti opportunamente
scalando le righe della tabella stessa.
C.5. 3 - Edifici in muratura
armata
La muratura armata è una
tecnica costruttiva che conferisce alle strutture murarie caratteristiche di
monoliticità, di resistenza (a compressione ed a trazione) e di duttilità tali
da migliorarne in modo sostanziale il comportamento sotto l'azione sismica.
In virtù di tali migliori
prestazioni le norme consentono per tale tipologia altezze massime superiori a
quelle permesse per la muratura ordinaria.
Ruolo delle armature
metalliche
Si distingue tra le armature
richieste dall'analisi strutturale e quelle aggiuntive, necessarie per
soddisfare le esigenze di monoliticità, continuità e duttilità, i cui valori
minimi sono fissati dalle norme.
Le armature derivanti
dall'analisi sono quelle verticali, da disporsi agli incroci e ai bordi dei
pannelli murari, nonché quelle orizzontali lungo i bordi delle aperture
(architravi o travi di collegamento tra pannelli affiancati).
Le armature aggiuntive
comprendono:
- armature verticali
disposte nel corpo dei pannelli, con interasse non superiore a 5 m;
- armature orizzontali
nei cordoli al
livello di ciascun solaio, e nel corpo dei pannelli, con interasse non superiore
a 4 m, con funzione di incatenamento;
distribuite,
ad interasse non superiore a 0,6 m.
Per i soli edifici con
coefficiente di protezione sismica I > 1 è obbligatoria una ulteriore
armatura diffusa sia orizzontale che verticale, con interasse non superiore al
doppio dello spessore della parete, quella orizzontale a sostituzione
dell'ultima sopra richiamata.
Stante il ruolo decisivo che
le armature metalliche hanno nel trasformare il comportamento della struttura
muraria, è essenziale il rigoroso rispetto delle prescrizioni normative non
solo riguardo alla quantità, ma anche e soprattutto per quanto concerne il
posizionamento, l'ancoraggio e la sovrapposizione, nonché la protezione dalla
corrosione.
Modello di calcolo
Quando l'altezza supera il
valore ammesso per un edificio in muratura non armata è sempre obbligatorio
effettuare il calcolo delle sollecitazioni indotte dall'azione sismica, sulla
base di un modello della struttura che ne rappresenti il suo carattere
tridimensionale.
Nei casi comuni tale modello
sarà costituito da un insieme di pareti disposte in pianta secondo due
direzioni ortogonali e collegate ai piani da diaframmi assunti come rigidi. Le
pareti comprendenti aperture regolarmente disposte lungo l'altezza potranno
essere schematizzate con modelli a telaio, con pareti piene costituenti i
montanti e con le fasce sovraporta e sovrafinestra costituenti le travi.
Forze di calcolo e criteri
di verifica
Il testo normativo attuale
prevede espressamente, per questa tipologia, il metodo delle tensioni
ammissibili, con le seguenti specifiche:
- azioni di calcolo:
coefficiente di struttura b =1,5 riducibile a b =1,4 in presenza della armatura aggiuntiva diffusa; coefficiente gE = 1,5.
- tensioni ammissibili: per
l'acciaio quelle previste dalle norme per le costruzioni in cemento armato; per
la muratura quelle previste dalle norme vigenti per le costruzioni in muratura,
moltiplicate per il coefficiente 2.
Qualora si voglia si voglia
utilizzare il metodo agli stati limite, devono valere invece, le seguenti
specificazioni:
- azioni di calcolo:
coefficiente di struttura b= 1,5 riducibile a b = 1,4 in presenza della armatura
aggiuntiva diffusa; coefficiente gE = 1,5.
- resistenze: per l'acciaio
quelle previste dalle norme per le costruzioni in cemento armato; per la muratura quelle previste dalle norme vigenti
per le costruzioni in muratura, moltiplicate per 2 (quindi adozione del valore gm/ 2
C.5.4 - Strutture miste
La trasmissione delle azioni
sismiche in una struttura mista può avvenire attraverso un organismo
strutturale che presenti elementi in muratura ed elementi in cemento armato o
in acciaio funzionanti in parallelo (ossia disposti altimetricamente su piani
successivi). Nel primo caso le azioni sismiche devono essere integralmente
affidate alla struttura muraria.
La prescrizione è
riconducibile alla maggiore rigidezza e minore duttilità che le strutture in
muratura tipicamente rispetto alle strutture monodimensionali in cemento armato
o in acciaio.
La compatibilità tra le
deformazioni subite dai diversi elementi costruttivi deve essere espressamente
valutata; in particolare si dovrà controllare che le azioni sismiche siano
effettivamente attribuibili tutte alla scatola muraria e che la presenza di
elementi in cemento armato o in acciaio distribuiti in modo disuniforme sia
planimetricamente che altimetricamente non modifichi significativamente la
posizione del centro di rigidezza della sola scatola muraria e la ripartizione
delle azioni orizzontali tra i diversi setti murari.
A tal fine, è da considerare
con particolare attenzione l'adozione di corpi scala e/o corpi ascensori
realizzati con pareti in cemento armato, per la forte rigidezza alle azioni
orizzontali tipica di tali strutture, ed analoga attenzione deve essere
prestata nel caso di elementi verticali in cemento armato o in acciaio dotati
di elevata rigidezza a flessione ed a taglio.
Particolare importanza
rivestono i collegamenti tra elementi di tecnologia differente (orizzontamenti,
cordoli, travi di ripartizione). Gli orizzontamenti consentono alle diverse
pareti in muratura di scambiare tra loro forze orizzontali nell'ambito di un
complessivo comportamento scatolare ed assicurano la trasmissione alla scatola
muraria delle forze d'inerzia di origine sismica di diretta competenza delle
masse gravanti sulle strutture in cls armato o in acciaio. Occorrerà dunque
verificare che gli orizzontamenti, sia in termini di rigidezza che in termini
di resistenza a flessione e taglio nel loro piano, consentano il corretto
realizzarsi del meccanismo globale di funzionamento sopra illustrato.
Contemporaneamente si dovrà verificare che non si raggiungano tensioni
eccessive per effetto delle azioni concentrate che gli elementi in cemento
armato o in acciaio e i solai si scambiano a causa del sisma e dei carichi
(cordoli, travi di ripartizione, ecc.), e con una continua attenzione alla
centratura dei carichi verticali sugli elementi resistenti sottostanti.
Quanto alle prescrizioni
relative agli edifici costituiti da struttura muraria nella parte inferiore e
sormontati da un piano con struttura in cemento armato o in acciaio, la
limitazione sull'altezza massima è riconducibile all'intento di contenere le
tensioni su tali edifici entro gli ambiti propri degli edifici totalmente in
muratura, ad essi assimilandoli; mentre la prescrizione sulle azioni da
attribuire alla parte superiore in cemento armato o in acciaio è legata
all'esigenza di evitare per dette strutture plasticizzazioni premature e
conseguenti eccessive richieste di duttilità.
C.6.1.1 - Azioni orizzontali
Sono da segnalare, rispetto
alle precedenti norme, alcune lievi modifiche ed aggiunte a carattere
migliorativo, riguardanti:
- le categorie di locali corrispondenti, nella Tabella 5, ai
differenti valori del coefficiente di riduzione del sovraccarico accidentale
“S”;
- il coefficiente di fondazione “e”;
- il coefficiente di risposta “R”. Per quanto concerne il concetto
di regolarità della costruzione, si richiama quanto indicato nel precedente
punto B.4;
- il coefficiente di struttura “b”.
C.6.1.3 -Azioni verticali
L'analisi dinamica deve
essere eseguita per le strutture con periodo proprio T0 > 1,4 secondi, ed in
tutte quelle strutture, definite irregolari, nelle quali si possono eccitare
modi superiori locali che non possono essere individuati con un'analisi
statica. Questi modi possono dare luogo a sollecitazioni localizzate
importanti.
Al fine della valutazione
dell'effetto dell'eccitazione indotta dalle componenti di moto sismico
verticale, si può impiegare lo stesso spettro di risposta usato per le azioni
orizzontali, ma moltiplicato per 2 nel caso di strutture con luci superiori a
20 metri nonché di strutture spingenti quali archi o travi inclinate, ovvero
per 4 nel caso di sbalzi.
Questi incrementi sono
dovuti alle ridotte duttilità e capacità dissipativa usualmente associate ai
modi di collasso indotti da questo tipo di strutture. Le amplificazioni sono
d'altronde analoghe a quelle considerate nell'analisi statica.
C.6.2 - Analisi dinamica
È stata introdotta la
possibilità di eseguire l'analisi dinamica per valutare la risposta alle azioni
verticali, quando richiesto.
Si impiega lo spettro di
risposta utilizzato per le azioni orizzontali, che tuttavia va amplificato per
tener conto della minore duttilità disponibile. A tal fine esso va moltiplicato
per 2 nella verifica di strutture di luce maggiore di 20 metri, e di strutture
spingenti (volte, archi), ovvero per 4 nel caso di sbalzi.
C.6.4. - Elementi divisori e
pannelli esterni
La disposizione riguardante
gli elementi divisori interni è stata integrata sulla base delle indicazioni
attualmente riportate nel punto B.9, consentendo, in definitiva, una maggiore
libertà progettuale.
C.9.1 - Interventi sugli
edifici esistenti
Possibili tecniche di
intervento sono illustrate nell'Allegato 3 per quanto riguarda gli edifici in
muratura e nell'Allegato 4 per gli edifici in cemento armato.
C.9.1.1 - Intervento di
adeguamento
Si segnala la soppressione
del paragrafo e) del p.to C.9.1.1 -comma 2° del precedente D.M. 24/1/86.
C.9.1.2 - Intervento di
miglioramento
Con riferimento al terzo
comma, che integra le precedenti disposizioni relative agli interventi di
miglioramento sismico, si rileva quanto segue.
L'intervento di restauro
statico su edifici di carattere monumentale ricadenti in zona sismica, specie
se tali edifici sono correntemente utilizzati, pone problemi peculiari al
professionista incaricato. Accade spesso che tali edifici evidenzino un
dimensionamento, un uso degli elementi strutturali, una organizzazione
planimetrica ed altimetrica, del tutto diversi da quelli tipici della moderna
ingegneria antisismica, specie per quanto concerne i livelli minimi attualmente
ammessi.
Modificare tali livelli di
sicurezza adeguandoli a quelli attuali, come richiesto dalle esigenze di
sicurezza connesse all'uso cui tali edifici sono attualmente destinati,
richiederebbe peraltro interventi di adeguamento pesanti e dunque tali da
snaturare completamente l'edificio monumentale privandolo di conseguenza di
alcune delle caratteristiche intrinseche che ne fanno un bene monumentale. Tale
contrasto tra esigenze di sicurezza d'uso e di conservazione dell'impianto
originario, rende sovente, problematica l'individuazione del tipo di intervento
più appropriato.
Per armonizzare le varie
esigenze è stato introdotto, accanto al concetto di adeguamento, il concetto di
miglioramento.
Posto che le esigenze della
conservazione sono in certi casi da anteporre a quelle della sicurezza, ne
consegue che non è necessario “adeguare” i livelli di sicurezza dell'edificio
monumentale a quelli minimi fissati dalla normativa per gli edifici di nuova costruzione,
bensì è sufficiente che i livelli di sicurezza vengano semplicemente
“migliorati” rispetto a quelli antecedenti all'intervento.
Per i beni architettonici le
tecniche di intervento debbono tener conto in modo compiuto dei caratteri
architettonici e storico- artistici di detti beni; conseguentemente il
miglioramento dovrà essere conseguito senza che si producano sostanziali
modifiche nel comportamento strutturale globale dell'edificio (vedi C.9.2.2) ed
utilizzando, per quanto possibile, tecniche di intervento e metodologie
operative volte alla conservazione dei fabbricati, che privilegiano l'uso dei
materiali e tecniche tradizionali e/o contemporanee, coerenti con la logica
costruttiva.
Pertanto le tecniche di
intervento usuali per le costruzioni ordinarie, ed in particolare quelle di cui
all'Allegato 3 della presente Circolare, non possono essere acriticamente
applicate ai predetti beni architettonici. Ovviamente, per ogni intervento,
deve essere valutata, in forma anche semplificata, la sicurezza strutturale
finale e l'incremento di sicurezza conseguito.
C.9.3.3 - Provvedimenti
tecnici in fondazione negli interventi di adeguamento.
Come sempre avviene nel caso
delle fondazioni, per le quali la valutazione del livello di sicurezza deve
riguardare sia il terreno interessato dai carichi trasmessi dalle strutture di
fondazione che le strutture di fondazione stesse, le prescrizioni interessano
sia il terreno che le strutture.
Per quanto concerne i
livelli di carico attribuibili al terreno, l'attenzione è focalizzata sia su
fenomeni di carattere locale (relativi alla capacità portante) che su fenomeni
di carattere globale (stabilità pendii). Riguardo ai fenomeni locali, i
coefficienti di sicurezza possono essere ridotti del 20%, in quanto si è in
presenza di strutture realizzate da lungo tempo per le quali un attento esame
del comportamento passato fornisce indicazioni utili a ridurre i margini di
incertezza.
Riguardo ai fenomeni
globali, ferma restando la possibilità di ridurre i coefficienti di sicurezza del
20% per i motivi già illustrati, nel caso di verifiche insoddisfacenti o di
possibili liquefazioni, l'efficacia degli interventi adottati deve essere
documentata in termini sperimentali.
Per quanto concerne le
strutture di fondazione, le informazioni ricavabili dalla storia della
costruzione vengono tenute nel dovuto conto, tanto che è possibile omettere
interventi sulle strutture di fondazione, nonché le relative verifiche, qualora
siano contemporaneamente presenti tutte le condizioni puntualmente elencate
dalla normativa, condizioni sinteticamente riassumibili in una valutazione
positiva della efficacia della struttura esistente con un motivato giudizio del
progettista basato sull'accertamento dell'assenza di dissesti, sia presenti che
passati, e sull'accertamento che l'intervento di adeguamento non turbi
significativamente lo schema strutturale ed i carichi in fondazione.
C.9.5.3 - Verifica sismica
Come già evidenziato nel
precedente paragrafo C.5.2, per i “vecchi” edifici in muratura non deve
applicarsi il coefficiente gE di cui al punto B.8 delle norme, in quanto l'azione
sismica risulta compiutamente definita dal presente paragrafo.
C.9.10 - Complessi edilizi
Per quanto riguarda i
complessi edilizi, nel caso di assenza di giunti, i calcoli di verifica devono
tener conto, anche con valutazioni approssimate, delle eventuali azioni
trasmesse dagli edifici contigui.
Per gli edifici in muratura,
ciò può essere fatto, in prima approssimazione, aumentando convenzionalmente le
forze orizzontali di progetto, facendo gravare sulle strutture resistenti
dell'edificio in esame una quota parte delle masse relative agli edifici
adiacenti.
D - OPERE DI SOSTEGNO DEI
TERRENI
L'entità e la distribuzione
delle spinte trasmesse dal terreno ad un'opera di sostegno dipendono dalle
caratteristiche meccaniche del materiale costituente il terrapieno, dall'entità
dell'azione sismica locale, dalla tipologia e deformabilità dell'opera di
sostegno e dalla entità dei possibili spostamenti rigidi.
È richiesta la valutazione
dell'equilibrio limite globale dell'opera di sostegno attraverso il
procedimento dovuto a Coulomb prendendo in conto sia le forze di inerzia di
origine sismica agenti sul cuneo di terreno spingente, quantificate al punto 1,
che le forze di inerzia agenti sull'opera di sostegno e sull'eventuale terreno
di zavorra, quantificate al punto 2.
Le assunzioni implicite nel
procedimento sono le seguenti:
- l'opera subisce movimenti
tali da produrre nel terreno retrostante un regime di spinta attiva (tali
movimenti possono essere dovuti alla inflessione della struttura oppure a
rotazioni e scorrimenti rigidi di essa);
- il cuneo di spinta (Coulomb) si comporta come un corpo rigido
anche in presenza delle azioni sismiche;
- le forze d'inerzia sull'opera sono valutate considerando la
struttura stessa come rigida.
Quanto detto evidenzia che,
qualora l'opera sia molto rigida ed incapace di produrre i desiderati movimenti
attraverso traslazioni e rotazioni rigide (muri a gravità fondati su roccia o
su pali, muri tirantati ecc.) si possono avere valori di spinta maggiori della
spinta attiva. Il riferimento alla teoria di Coulomb evidenzia inoltre che,
qualora l'opera di sostegno sia zavorrata dal terreno sovrastante l'opera di
fondazione, detta zavorra deve essere pensata muoversi rigidamente in modo
solidale al muro e dunque soggetta alle stesse forze di inerzia orizzontale cui
è soggetto il muro.
Eventuali carichi
accidentali, invece, mentre andranno presi in conto quali azioni verticali, non
andranno conteggiati in termini di forze d'inerzia sismiche.
Si sottolinea inoltre che
l'assunzione di un comportamento rigido dell'opera può essere non
sufficientemente conservativo e dunque le assunzioni di cui al punto 2 possono
dover essere riviste nel senso di aumentare l'entità delle azioni e di allontanare
da terra il loro punto di applicazione.
Si segnala infine che, nelle
prescrizioni normative, non è esplicitamente menzionato il contributo dovuto
all'azione dinamica sull'acqua presente nel terreno retrostante il muro.
Qualora detto terreno sia
saturo d'acqua la presenza del liquido dovrà essere presa in conto in termini
di azioni dinamiche da esso prodotte, distinguendo i terreni permeabili da
quelli non permeabili.
COLLAUDO STATICO.
Per le opere in cemento
armato, normale e precompresso, ed a struttura metallica, il collaudo statico è
previsto dall'art. 7 della legge 5/11/1971 n. 1086 ed i relativi adempimenti
tecnici sono indicati nelle norme tecniche di cui all'art. 21 della medesima
legge. Per strutture di tipo diverso, il collaudo statico è previsto dalle
norme tecniche di cui all'art. 1 della legge 2/02/1974 n. 64.
Tale adempimento,
fondamentale in linea generale per assicurare la verifica della rispondenza
della costruzione ai requisiti previsti in progetto ed alle relative normative,
assume nel caso particolare delle costruzioni in zona sismica, ancor maggiore
rilevanza.
In effetti è appena il caso
di ricordare l'importanza che riveste la verifica continua delle varie fasi
esecutive di una struttura, durante tutto il processo costruttivo della medesima;
è pertanto necessario che il collaudo, sia delle nuove costruzioni da
realizzarsi in zona sismica, sia degli interventi di adeguamento sismico,
avvenga in corso d'opera.
Relativamente a questi
ultimi tipi di intervento, le norme sismiche contengono, al punto C.9.4
specifiche prescrizioni.