Norme tecniche relative ai
“Criteri generali per la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi
e sovraccarichi”
(Suppl.
Ord. alla Gazzetta Ufficiale n. 29 del
5 febbraio 1996).
Le presenti norme relative
alle costruzioni ad uso civile ed industriale. I metodi generali di verifica
nonché i valori delle azioni qui previsti sono applicabili a tutte le costruzioni
da realizzare nel campo dell'ingegneria civile per quanto non in contrasto con
vigenti norme specifiche.
Scopo delle verifiche di
sicurezza e garantire che l'opera sia in grado di resistere con adeguata
sicurezza alle azioni cui potrà essere sottoposta, rispettando le condizioni
necessarie per il suo esercizio normale, e che sia assicurata la su a
durabilità.
Tali verifiche si applicano
alla struttura presa nel suo insieme e da ciascuno dei suoi elementi
costitutivi; esse devono essere soddisfatte si durante l'esercizio sia nelle
diverse fasi di costruzione, trasporto e messa in opera.
I metodi di verifica ammessi
dalle presenti norme sono:
a)
il metodo degli stati limite (metodo dei coefficienti parziali)
b)
il metodo delle tensioni
ammissibili.
Oltre ai metodi a) e b) sono
consentiti altri metodi verifica scientificamente comprovati purché venga
conseguita una sicurezza non inferiore a quella ottenuta con la applicazione
dei sopraddetti metodi.
Con riferimento ad entrambi
i metodi di verifica di cui alle lettere a) e b) del punto 1, i
coefficienti da applicarsi sia ai carichi che alle resistenze sono definiti
dalle singole in funzione dei materiali, delle tipologie strutturali, delle
modalità costruttive, della destinazione e della durata prevista dell'opera, al
fine di conseguire il necessario livello di sicurezza.
In particolare in ciascuna
verifica le azioni sono combinate linearmente, mediante opportuni coefficienti
che tengono conto della durata prevista per ciascuna azione, della frequenza
del suo verificarsi e della probabilità di presenta contemporanea di più
azioni.
Per le opere in cemento
armato, precompresso e per le struttura metalliche, i coefficienti sono
definiti dalle Norme Tecniche di cui all'art.21 della legge 5 Novembre 1971, n.
1086.
E' consentito derogare dai
valori dei coefficienti di combinazione previsti dalle Normative, purché ciò
sia giustificato da approfonditi studi, nel pieno rispetto dei principi e degli
obbiettivi sopra enunciati.
Le azioni da considerare
nelle costruzioni comprendono in genere: pesi propri degli elementi costituenti
la struttura, carichi permanenti, sovraccarichi variabili per gli edifici, variazioni
termiche e igrometriche, cedimenti di vincoli, azioni sismiche e dinamiche in
genere, azioni eccezionali.
Nel seguito sono indicati i
pesi per unità di volume dei principali materiali per la determinazione dei
pesi propri strutturali e sono date prescrizioni relativamente ai sovraccarichi
variabili per gli edifici, alle azioni della
neve. e del vento, alle variazioni di temperature. Nelle verifiche del
metodo di cui alla lettera a) del punto 1, tali valori si
considerano caratteristici; in quelle col metodo di cui alla lettera b),
essi si considerano nominali.
Per le altre azioni si dovrà
fare riferimento alle apposite regolamentazioni in vigore.Nei successivi punti
vengono trattati il peso proprio, le azioni di neve e di vento e le variazioni
termiche.
I pesi per unità di volume
dei più comuni materiali, per la determinazione dei pesi propri strutturali,
possono essere assunti pari a quelli riportati nel prospetto 4.1 sono comunque
ammessi accertamenti specifici.
Prospetto 4.1.
|
Conglomerato
cementizio ordinario |
24.0 |
kN/m3 |
|
Conglomerato
cementizio ordinario (e/o precompresso) |
25.0 |
|
|
Conglomerati
“leggeri”: da determinarsi |
(14.0
¸ 20.0) |
|
|
Conglomerati
“pesanti”: da determinarsi |
(28.0
¸ 50.0) |
|
|
Acciaio |
78.5 |
|
|
Ghisa |
72.7 |
|
|
Alluminio |
27.0 |
|
|
Legname :
Abete, Castagno |
6.0 |
|
|
Legname :
Quercia, Noce |
8.0 |
|
|
Pietrame : Tufo
vulcanico |
17.0 |
|
|
Pietrame :
Calcare compatto |
26.0 |
|
|
Pietrame :
Calcare tenero |
22.0 |
|
|
Pietrame :
Granito |
27.0 |
|
|
Laterizio
(pieno) |
18.0 |
|
|
Malta di calce |
18.0 |
|
|
Malta di cemento |
21.0 |
Tutti i carichi e sovraccarichi di esercizio saranno considerati agire staticamente, salvo casi particolari in cui gli effetti dinamici debbano essere debitamente valutati. In tali casi, a parte quanto previsto nei regolamenti specifici ed in mancanza di analisi dinamiche, i carichi indicati nel seguito verranno adeguatamente maggiorati per tener conto - in un'analisi statica equivalente - dell'amplificazione per gli effetti dinamici.In linea di massima, in presenza di orizzontamenti pur con orditura unidirezionale ma con capacità di ripartizione trasversale, i carichi ed i sovraccarichi potranno assumersi come uniformemente distribuiti, per la verifica di insieme. In caso contrario, occorrerà valutarne le effettive distribuzioni.
Sono considerati carichi permanenti quelli non rimovibili durante il normale esercizio della costruzione, come tamponature esterne, divisori interni, massetti, isolamenti, pavimenti e rivestimenti del piano di calpestio, intonaci, controsofitti, impianti, ecc., ancorché in qualche caso sia necessario considerare situazioni transitorie in cui non siano presenti.
Essi vanno valutati sulla
base delle dimensioni effettive delle opere e dei pesi per unità di volume dei
materiali costituenti.
I tramezzi e gli impianti
leggeri di edifici residenziali possono assumersi in genere come carichi
distribuiti, quando i solai hanno una adeguata capacità di ripartizione
trasversale.
Le intensità da assumere per
i sovraccarichi variabili verticali ed orizzontali ripartiti e per le
corrispondenti azioni locali concentrate - tutte comprensive degli effetti
dinamici ordinari - sono riportate nel prospetto 5.1.
Prospetto 5.1.
|
Cat |
TIPO
DI LOCALE |
Verticali
ripartiti kN/m2 |
Verticali
concentrati kN |
Orizzontali
lineari kN/m |
|
1 |
Ambienti non
suscettibili di affollamento (locali abitazione e relativi servizi, alberghi,
uffici non aperti al pubblico) e relativi terrazzi e livello praticabili. |
2,00 |
2,00 |
1,00 |
|
2 |
Ambienti
suscettibili di affollamento (ristoranti, caffè banche, ospedali, uffici,
aperti al pubblico, caserme) e relativi terrazzi a livello praticabili.
praticabili. |
3,00 |
2,00 |
1,00 |
|
3 |
Ambienti suscettibili
di grande affollamento (sale convegni, cinema, teatri, chiese, negozi,
tribune con posti fissi) e relativi terrazzi a livello praticabili. |
4,00 |
3,00 |
1,50 |
|
4 |
Sale da ballo, palestre,
tribune libere, aree di vendita con esposizione diffusa (mercati, grandi
magazzini, librerie, ecc), e relativi terrazzi a livello praticabili, balconi
e scale. |
5,00 |
4,00 |
3,00 |
|
5 |
Balconi, ballatoi
e scale comuni (esclusi quelli pertinenti alla Cat. 4) |
4,00 |
2.00 |
1,50 |
|
6 |
Sottotetti
accessibili (per sola manutenzione) |
1,00 |
2,00 |
1,00 |
|
7 |
Coperture non
accessibili |
0,50 |
1,20 |
- |
|
Coperture
accessibili: secondo categoria di appartenenza (da 1 a 4) |
- |
- |
- |
|
|
Coperture:
speciali (impianti, eliporti, altri): secondo il caso |
- |
- |
- |
|
|
8 |
Rimesse e
parcheggi: ·
per autovetture di peso a pieno carico fino a 30KN ·
per transito di automezzi di peso superiore a 30KN:da valutarsi caso
per caso. |
2,5 |
2
x 10,0 |
1,00 |
|
9 |
·
Archivi, biblioteche, magazzini, depositi, laboratori, officine e
simili: da valutarsi secondo il caso ma comunque |
³ 6,00 |
6,00 |
1,00 |
I sovraccarichi verticali
concentrati formano oggetto di verifiche locali distinte e non vanno
sovrapposti ai corrispondenti ripartiti; essi vanno applicati su un'impronta di
50x50 cm, salvo che per la Cat. n.8, per la quale si applicano su due impronte
di 200x200 mm distanti 1.60 m.
I sovraccarichi orizzontali
lineari vanno applicati a pareti - alla quota di 1.20 m dal rispettivo piano di
calpestio - ed a parapetti o mancorrenti - alla quota del bordo superiore. Essi
vanno considerati sui singoli elementi ma non sull'edificio nel suo insieme
I valori riportati nel
prospetto sono da considerare come minimi, per condizioni di uso corrente delle
rispettive categorie. Altri regolamenti potranno imporre valori superiori, in
relazione ad esigenze specifiche.
I sovraccarichi indicati nel
presente paragrafo non vanno cumulati, sulle medesime superfici, con quelli
relativi alla neve.
In presenza di sovraccarichi
atipici (quali macchinari, serbatoi, depositi interni, impianti, ecc) le
intensità andranno valutate caso per caso, in funzione dei massimi prevedibili;
tali valori dovranno essere indicati esplicitamente nelle documentazioni di
progetto e di collaudo statico.
In base ad analisi
probabilistiche documentate, il progettista, per la verifica di elementi strutturali,
potrà adottare adeguata riduzione dei relativi sovraccarichi.
Il carico neve sulle
coperture sarà valutato con la seguente espressione:
c
= mi qsk
dove:
qsk = carico neve sulla
copertura
mi =
coefficiente di forma della copertura
qsk = valore di riferimento del
carico al suolo
Il carico agisce in
direzione verticale ed è riferito alla proiezione orizzontale della superficie
della copertura.
Il carico neve al suolo dipende
dalle condizioni locali di clima e di esposizione, considerata la variabilità
delle precipitazioni nevose da zona a zona.
In mancanza di adeguate
indagini statistiche, che tengano conto sia dell'altezza del manto nevoso che
della sua densità, il carico di riferimento neve al suolo, per località poste a
quota inferiore a 1500 m sul livello del mare, non dovrà essere assunto minore
di quello calcolato in base alle espressioni del seguito riportate, cui
corrispondono valori con periodo di ritorno di circa 200 anni (vedi mappa in
fig. 6.1)
Per altitudini superiori a
1500 m sul livello del mare si dovrà fare riferimento alle condizioni
locali di clima e di esposizione utilizzando comunque valori di carico neve non
inferiori a quelli previsti per 1500 m.

fig.
6.1
Regioni: Valle d'Aosta,
Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Friuli Venezia
Giulia, Veneto, Molise, Marche.
qsk = 1.60 kN/m2 as <=200 m
qsk = 1.60 + 3(as-200)/1000 kN/ m2 200 < as <=750 m
qsk = 3.25 + 8.5(as-750)/1000 kN/ m2 as <=750 m
Regioni: Liguria, Toscana, Umbria,
Lazio, Campania (Province di Caserta, Benevento, Avellino), Puglia (Provincia
di Foggia)
qsk = 1.15 kN/ m2 as <=200 m
qsk = 1.15 + 2.6 (as-200)/1000 kN/ m2 200 < asv <=750 m
qsk = 2.58 + 8.5 (as-750)/1000 kN/ m2 as <=750 m
Regioni: Campania (Province
di Napoli e Salerno), Puglia (escluso Provincia di Foggia), Basilicata,
Calabria, Sardegna, Sicilia
qsk = 0.75 kN/ m2 as <=200 m
qsk = 0.75 + 2.2(as-200)/1000 kN/ m2 200 < as <=750 m
qsk = 1.96 + 8.5(as-750)/1000 kN/ m2 as <=750 m
L'altitudine di riferimento as
è la quota del suolo sul livello del mare nel sito di realizzazione
dell'edificio.
In generale verranno usati i
coefficienti di forma per il carico neve contenuti nel presente paragrafo, dove
vengono indicati i relativi valori nominali per le coperture a una o più falde,
essendo “a”, in gradi sessagesimali, l'angolo formato dalla falda con
l'orizzontale.

fig. 6.2
|
Coefficiente di forma |
0° <= a < = 15° |
15°< a < = 30° |
30°< a <
60° |
a >
60° |
|
m1 |
0,8 |
0,8 |
0,8 (60 - a) / 30 |
0,0 |
|
m2 |
0,8 |
0,8 + 0,4 (a - 15) / 30 |
(60 - a) / 30 |
0,0 |
|
m3 |
0,8 + 0,8a / 30 |
0,8 + 0,8a / 30 |
1,6 |
- |
|
m1* |
0,8 |
0,8 (60 - a) / 45 |
0 |
|
I Coefficienti di forma m1, m2, m3, m1* si riferiscono alle
coperture ad una o più falde, e da valutare in funzione di “a” come indicato ai punti che seguono.
a) Coperture a una falda.
Si assume che la neve non sia
impedita di scivolare. Se l'estremità' più bassa della falda termina con un
parapetto, una barriera od altre ostruzioni, allora il coefficiente di forma
non potrà essere assunto inferiore a 0.8 indipendentemente dall'angolo “a”.
Si deve considerare la più
gravosa delle tre condizioni di carico sotto riportate.

fig. 6.3
b) Coperture a due falde.
Si assume che la neve non
sia impedita di scivolare. Se l'estremità' più bassa della falda termina con un
parapetto, una barriera od altre ostruzioni, allora il coefficiente di forma
non potrà essere assunto inferiore a 0.8 indipendentemente dall'angolo “a”.
Si deve considerare la più
gravosa delle tre condizioni di carico sotto riportate.

fig. 6.4
c) Coperture a più falde.
Si dovranno considerare le
distribuzioni di carico indicate al punto b), applicate sulle falde
delle campate.
Inoltre dovrà essere anche
considerata anche la distribuzione sotto riportata.

fig. 6.5
Particolare attenzione dovrà
essere prestata per la scelta del coefficiente di forma m3 quando una o entrambe le
falde hanno inclinazione superiore a 60 gradi.
Il vento la cui azione si
considera di regola orizzontale, esercita sulle costruzioni azioni che variano
nel tempo provocando, in generale, effetti dinamici.
Per le costruzioni usuali
tali azioni sono convenzionalmente ricondotte alle azioni statiche equivalenti
definite al punto 7.1.
Peraltro per costruzioni di
forma o tipologia inusuale, oppure di grande altezza o lunghezza, o di
rilevante snellezza e leggerezza, o di notevole flessibilità e ridotte
capacità dissipative, il vento può dare luogo a effetti la cui valutazione
richiede l'applicazione di specifici procedimenti analitici, numerici o
sperimentali adeguatamente comprovati.
Le azioni statiche
equivalenti del vento si traducono in pressioni e depressioni agenti
normalmente alle superfici, sia esterne che interne, degli elementi che
compongono la costruzione.
L'azione del vento sul
singolo elemento viene determinata considerando la combinazione più gravosa
della pressione agente sulla superficie esterna e della pressione agente sulla
superficie interna dell'elemento.
Nel caso di costruzioni o elementi di grande estensione, si deve inoltre tenere conto delle azioni tangenti esercitate dal vento.
L'azione
d'insieme esercitata dal vento su una costruzione è data dalla risultante delle
azioni sui singoli elementi, considerando di regola, come direzione del vento,
quella corrispondente ad uno degli assi principali della pianta della
costruzione; in casi particolari, come ad esempio, per le torri, si deve
considerare l'ipotesi di vento spirante secondo la direzione di una delle
diagonali.
La pressione del vento è
data dall'espressione:
p = qref ce cp cd
dove:
qref = è la pressione cinetica
di riferimento di cui al punto 7.4.;
ce = è il coefficiente di
esposizione di cui al punto 7.5.;
cp = è il coefficiente di forma
(o coefficiente aerodinamico), funzione della tipologia e della geometria della
costruzione e del suo orientamento rispetto alla direzione del vento. Il suo
valore può essere ricavato da dati suffragati da opportuna documentazione a da
prove sperimentali in galleria del vento.
cd = è il coefficiente
dinamico con cui si tiene conto degli effetti riduttivi associati alla non
contemporaneità delle massime pressioni locali e degli effetti amplificativi
dovuti alle vibrazioni strutturali.
L'azione tangente per unità di superficie parallela alla direzione del vento e' data dall'espressione:
pf = qref ce cf
dove:
qref , ce =
sono definiti al punto 7.2.;
cf = e' il coefficiente d'attrito
funzione della scabrezza delle superficie sulla quale il vento esercita
l'azione tangente.
La pressione cinetica di
riferimento qref (in N/m2) è data
dall'espressione:
qref = (nref 2)/1.6
nella quale nref è la velocità di riferimento del vento (in m/s).

fig. 7.1
La velocità di riferimento nref è il valore massimo, riferito ad un intervallo di ritorno di 50 anni,
della velocità del vento misurata a 10 m dal suolo su un terreno di II
categoria (vedi tabella 7.2) e mediata su 10 minuti. In mancanza di adeguate
indagini statistiche e' data dall'espressione.
nref = nref,0 per as ≤ a0
nref = nref,0 + ka (as - a0) per as > a0
dove:
nref,0
; a0 ; ka = sono dati dalla Tabella
7.1 in funzione della zona, definita in figura 7.1 ove sorge la costruzione;
as = è l'altitudine sul livello
del mare (in m) del sito ove sorge la costruzione.
Tabella 7.1.
|
Zona |
Descrizione
|
nref,0 (m/s) |
a0 (m) |
ka (1/s) |
|
1 |
Valle d'Aosta,
Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, |
25 |
1000 |
0.012 |
|
2 |
Emilia Romagna |
25 |
750 |
0.024 |
|
3 |
Toscana,
Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, |
27 |
500 |
0.030 |
|
4 |
Sicilia e
provincia di Reggio Calabria |
28 |
500 |
0.030 |
|
5 |
Sardegna (zona
a oriente della retta congiungente Capo |
28 |
750 |
0.024 |
|
6 |
Sardegna (zona
a occidente della retta congiungente Capo |
28 |
500 |
0.030 |
|
7 |
Liguria |
29 |
1000 |
0.024 |
|
8 |
Provincia di
Trieste |
31 |
1500 |
0.012 |
|
9 |
Isole (con l’eccezione
di Sicilia e Sardegna) e mare aperto |
31 |
500 |
0.030 |
Il coefficiente di
esposizione ce dipende dall'altezza della costruzione z
sul suolo, dalla rugosità e dalla topografia del terreno, dall'esposizione del
sito ove sorge la costruzione.
E' dato dalla formula:
ce (z) = kr2 ct ln(z/z0)[7 + ct ln (z/z0)] per z ≥ zmin
ce(z) = ce(znim) per z < zmin
dove:
kr, z0, zmin sono assegnati in Tabella 7.2 in funzione della categoria di
esposizione del sito ove sorge la costruzione;
ct è il coefficiente di topografia.
In mancanza di analisi che
tengano conto sia della direzione di provenienza del vento sia delle variazioni
di rugosità del terreno, la categoria di esposizione e' assegnata nella Figura
7.2 in funzione della geografia del sito ove sorge la costruzione e della
classe di rugosità del terreno in Tabella 7.3.

fig 7.2
Il coefficiente di
topografia ct è posto di regola pari a 1 sia per le zone pianeggianti sia per quelle
ondulate, collinose, montane. In questo caso la Figura 7.3 riporta i diagrammi
di ce per le diverse categorie di esposizione.
Nel caso di costruzioni
ubicate presso sommità di colline e pendii isolati il coefficiente di
topografia ct deve essere valutato con analisi più approfondite.
Tabella 7.2.
|
Categoria
di esposizione del sito |
kr |
z0 (m) |
znim
(m) |
|
I |
0.17 |
0.01 |
2 |
|
II |
0.19 |
0.05 |
4 |
|
III |
0.20 |
0.10 |
5 |
|
IV |
0.22 |
0.30 |
8 |
|
V |
0.23 |
0.70 |
12 |
Nelle fasce entro i 40 Km delle
zone 1,2,3,4,5 e 6 la categoria di esposizione e' indipendente dall'altitudine
del sito.
Tabella 7.3.
|
Classi di rugosità del terreno |
Descrizione
|
|
A |
Aree urbane in
cui almeno il 15% della superficie sia coperto da edifici |
|
B |
Aree urbane
(non di classe A), suburbane, industriali e boschive |
|
C |
Aree con
ostacoli diffusi (alberi, case, muri, recinzioni, ...); aree |
|
D |
Aree prive di ostacoli
o con al più rari ostacoli isolati (aperta campagna, |
|
L’assegnazione della
classe di rugosità non dipende dalla conformazione orografica e topografica Affinché una costruzione
possa dirsi ubicata in classe di rugosità A o B è necessario che la Laddove
sussistano dubbi sulla scelta della classe di rugosità, a meno di analisi
rigorose verrà |
|

fig. 7.3
Si considerano le variazioni
di temperatura rispetto a quella iniziale di riferimento, assunta
convenzionalmente zero termico.
Per gli edifici la variazione
termica massima nell'arco dell'anno, nel singolo strutturale e' assunta
convenzionalmente pari a:
- Strutture in c.a. e c.a.p:
esposte ± 15° C;
protette ± 10° C;
- Strutture in acciaio:
esposte ±25° C;
protette ± 15° C.
Di regola, per le strutture
monodimensionali, la variazione termica si può considerare uniforme sulla
sezione e costante su ogni elemento strutturale.
In casi particolari può
essere necessario considerare, oltre alla variazione uniforme, anche una
seconda distinta condizione di più breve durata con variazione lineare della
temperatura nella sezione.
Va inoltre tenuto presente
che possono aversi differenze di temperatura tra struttura ed elementi non
strutturali ad essa collegati.