SISTEMI
DI PROTEZIONE SISMICA DEGLI EDIFICI E LORO MODELLAZIONE AGLI ELEMENTI
FINITI
MEDIANTE IL CODICE DI CALCOLO SAP2000
La protezione sismica in
Italia
Nell'ultimo
decennio la ricerca di strategie "non convenzionali" di protezione
sismica ha fatto registrare straordinari avanzamenti, tanto da
offuscare il
senso attuale del cosiddetto metodo di progettazione “convenzionale”.
Sono
ormai numerose le installazioni di dispositivi di dissipazione
supplementare di
energia nel mondo, particolarmente concentrate in nord America.
Approccio oramai
consolidato è quello che concentra l’attenzione
della progettazione antisismica, non tanto sulla definizione delle
proprietà di
resistenza dei singoli elementi strutturali, quanto sulla filosofia del
“Capacity
Design” ovvero sullo studio della gerarchia delle resistenze e
delle
caratteristiche di duttilità. Secondo tale procedimento si perviene
all’individuazione di zone a “danneggiabilità controllata” nelle quali
concentrare la dissipazione, in modo da salvaguardare gli elementi
strutturali
principali. Tali zone possono essere facilmente identificate conducendo
sulla
struttura una analisi dinamica incrementale (I.D.A.) oppure mediante
l’oramai
più consolidata analisi Pushover (definita come statica non lineare
nella OPCM
3274/03).
Questa modalità
di progettazione, tuttavia, non sempre risulta
economicamente conveniente, richiedendo necessariamente interventi di
riparazione dei danni prodotti dal sisma.
Per ovviare a
tale inconveniente, sono stati sviluppati nel corso
di questi ultimi anni, numerosi dispositivi di dissipazione
supplementare di
energia o di isolamento, il cui inserimento nella compagine strutturale
è stato
finalizzato alla massima limitazione della danneggiabilità degli
elementi
strutturali, dal momento che in essi s’intende concentrare la gran
parte dei
meccanismi di dissipazione. Questi stessi dispositivi possono essere
montati
anche su strutture esistenti, consentendo un adeguamento oppure un
miglioramento
sismico della struttura.
Particolarmente
utilizzati nei ponti di nuova concezione, i
dispositivi di isolamento o di dissipazione si aprono all’impiego di
protezione di strutture civili di particolare pregio o importanza ai
fini della
protezione civile, anche in Italia.
Un passo
importante, anche se non esaustivo, viene compiuto da un
punto di vista normativo, infatti, per la prima volta vengono date
disposizioni
normative (cap.10 - OPCM3274/03), sugli edifici isolati alla base. Tali
indicazioni, se pur non modificando sostanzialmente quelle presenti
nelle linee
guida, emanate attraverso la circolare 256/96 dal Ministero dei LL.PP.,
rappresentano un passo importante verso la regolamentazione, con
relativo
snellimento delle procedure di controllo e approvazione, di tecniche di
protezione sismica.
L’attenzione
sempre crescente verso queste metodologie di
protezione, ha prodotto l’inevitabile entrata nel mercato di numerosi
dispositivi. La classificazione di questi dispositivi è resa complessa
data la
duplice natura degli stessi, ma viene riportata una comune suddivisione
(Tabella
1
).
|
Classificazione |
Principi sfruttati |
Materiali
e tecnologie |
Risultato richiesto |
|
Dispositivi isteretici |
Snervamento del materiale |
Acciaio |
Dissipazione di energia, miglioramento della
resistenza |
|
Attrito |
Contatto metallo-metallo o non metallo |
||
|
Dispositivi viscoelastici |
Deformazione di solidi viscoelastici |
Polimeri viscoelastici |
Dissipazione di energia, accrescimento della
rigidezza, assorbimento degli urti |
|
Deformazione di fluidi viscoelastici |
Fluidi altamente viscosi |
||
|
Dispositivi Ricentranti |
Fluidi in pressione passante in orifizi |
Fluidi comprimibili, sigillatura ad alte
pressioni |
Dissipazione di energia, accrescimento della
rigidezza, capacità di ricentraggio |
|
Azione di molle ad attrito |
Contatto metallo-metallo o non-metallo |
||
|
Trasformazione di fasi nei metalli |
Leghe a memoria di forma, comportamento
superelastico |
Tabella
1:
classificazione dispositivi di protezione sismica
Nel presente
articolo, è stato mantenuto volutamente congiunto
l’utilizzo di questi dispositivi ai fini dell’isolamento e della
dissipazione, lo scopo infatti è quello di illustrarne le tecniche di
modellazione e di analisi.
Modellazione di
dispositivi di
dissipazione
Nel codice di
calcolo SAP2000 (CSi – Computers and Structures
inc.) le proprietà inelastiche
vengono inserite mediante elementi non lineari a uno o a due nodi
chiamati
NLLINK (Non Linear Link). Gli NLLINK possono essere definiti
indipendentemente
nei sei gradi di libertà. Gli NLLINK sono così suddivisi:
o Damper: smorzamento viscoso
o Gap: apertura/giunto resistente a sola compressione
o Hook: gancio con apertura resistente a sola trazione
o Multilineare elastico: legge multi-lineare elastica monoassiale
o Multilineare plastico: legge elastoplastica monoassiale (modello secondo Wen oppure con incrudimento cinematico)
o Isolatore ad attrito (Friction-pendulum base isolator) che può essere usato come un appoggio mono-direzionale ad attrito
o Isolatore plastico bi-assiale (esempio di isolatore in gomma).
Di seguito
verranno illustrate le modellazioni degli elementi base.
I dispositivi in commercio associano più comportamenti, per esempio
uniscono le
proprietà isteretiche dell’acciaio a quelle di un fluido viscoso,
combinandole in serie o in parallelo per dotare i dispositivi delle
caratteristiche di modesta resistenza a basse velocità (evitando così
coazioni
termiche) e di alta dissipazione durante gli shock sismici. Per
riprodurre
informa numerica questi comportamenti sarà quindi sufficiente unire
diversi
elementi base.
Proprietà di un elemento damper
Il
modello di smorzamento viscoso è basato sul modello viscoelastico di
Maxwell (Malvern,
1969) è costituito da uno smorzatore a viscosità non lineare in serie
con una
molla. Si veda la Figura
1
.

Figura
1:
Damper, Gap, Hook
La
legge non lineare di forza-deformazione
è dato da:
[1]
![]()
dove
K è la costante elastica
della molla, la c è il coefficiente di smorzamento, cexp è
l'esponente della velocità, il dk è la deformazione subita
dalla molla
elastica e la
è
la velocità di deformazione.
La
gamma pratica è fra 0.15 e 2.0, anche
se difficilmente si supera 0.3. La deformazione totale dell’elemento
risulterà
pertanto somma della deformazione della componente elastica e di quella
viscosa.
[2]
![]()
Per
uno smorzatore puro l'effetto della
molla può essere reso trascurabile rendendolo sufficiente
rigido.
La
rigidezza della componente elastica
deve essere grande abbastanza da far risultare il periodo
caratteristico del
sistema molla-smorzatore dato da
(quando l’esponente è 1) un
ordine di grandezza minore della grandezza dei passi di carico. Il
passo di
carico rappresenta l’intervallo di tempo nel quale il valore del carico
cambia.
Proprietà di elementi
Gap e Hook
Elementi
elastici non lineari dotati di una apertura posta in serie ad una
molla.
L’elemento Gap è dotato di sola resistenza a compressione, può essere
utilizzato per simulare dei battimenti strutturali, per esempio dovuti
alla
chiusura di un giunto, oppure, nello specifico per simulare il fondo
corsa di un
dispositivo. L’elemento Hook è il suo duale, ovvero, capace i resistere
solo
a trazione. Si veda la Figura
1
.
Proprietà di un
elemento
multilineare elastico
La
relazione Forza-Deformazione è data da una curva n-lineare elastica. La
curva
n-lineare rappresenta rigidezze costanti a tratti.
Il
comportamento è non lineare ma elastico. Questo vuol dire che il
l’elemento
multilineare è un elemento elastico la cui curva è n-lineare e la
stessa curva
viene seguita in fase di carico e in fase di scarico senza avere
isteresi.
Proprietà di un
elemento
multilineare plastico
La
relazione Forza-Deformazione è data da una curva n-lineare elastica. La
curva
n-lineare rappresenta rigidezze costanti a tratti. La curva in fase di
scarico
deriva da quelle di carico secondo tre diversi modelli isteretici:
Takeda, Pivot
o ad incrudimento cinematico.
Nelle
figure seguenti sono riportati i diversi percorsi di scarico seguiti.

Proprietà
di un isolatore ad attrito – Friction Pendulum isolator

Questo
è un isolatore biassiale ad attrito che accoppia le proprietà di
attrito per le
due deformazioni a taglio. Le deformazioni a taglio avvengono con le
ipotesi di
slittamento su una superficie. Questo elemento accoppia anche funzione
di Gap
assiale (ovvero è incapace di resistere a trazione) ed è resistente a
momento
nelle 2 direzioni. In
pratica si
usa per modellare il comportamento dei classici dispositivi di appoggio
(dispositivi a piatti in acciaio lucidati o trattati con teflon).
Il
modello di attrito è basato sul comportamento isteretico proposto da
Wen
(1976), e Park, Wen
ed Ang (1986) e suggerito per analisi in occasione di isolamento alla
base Nagarajaiah,
Reinhorn e Constantinou (1991). Il
comportamento del pendolo è come quello proposto da Zayas e da Low (1990).
Un
valore pari a zero del raggio indica
una superficie di scorrimento piatta e la corrispondente azione di
taglio
risulta nulla.
Se
la superficie di slittamento è
concava, il dispositivo oltre a garantire uno slittamento e un
comportamento
isteretico prodotto dall’attrito ha la duplice funzione di
ricentraggio,
ovvero, la capacità di tornare nella posizione iniziale successivamente
all’azione sismica.

Proprietà di un
isolatore
plastico biassiale
Questo è
un isolatore isteretico biassiale che accoppia le proprietà di
plasticità
deformazioni a taglio e le proprietà lineari di rigidezza
efficace per
le quattro deformazioni restanti. Il
modello di plasticità è basato sul comportamento isteretico proposto da
Wen (1976) e Park,
Wen ed Ang (1986) e
suggerito per l’isolamento alla base
trattato da Nagarajaiah, da Reinhorn e da Constantinou (1991). Si
veda la Figura 4.
Questo
elemento viene utilizzato per riprodurre il comportamento di
dispositivi di
isolamento commerciali noti come HDRB (High Damping Rubber Isolator),
dove le
proprietà isteretiche sono affidate ad una matrice elastomerici che
contiene
delle piastre di acciaio con funzione di armatura.
Il
metodo FNA
Il
metodo FNA (Fast Nonlinear Analysis, Ibrahimbegovic
and Wilson, 1989; Wilson, 1993)
è un metodo di integrazione al passo. Tale metodo è applicabile qualora
gli
effetti inelastici della struttura siano applicati in punti discreti
del
modello.
L’equazioni
di equilibrio dinamico sono rappresentate da:
[3]
![]()
Dove
KL è la matrice di rigidezza degli elementi lineari
(tutti
gli elementi escluso gli elementi denominati NLLINK); C è la
matrice di
smorzamento; M la matrice delle masse, rN il
vettore
delle forze dei gradi di libertà degli elementi non lineari;
sono
relativamente lo spostamento, la velocità e l’accelerazione relativa
con
il suolo; r è il vettore delle forze applicate.
Una
FNA può avere come condizioni iniziali la struttura indeformata,
oppure, uno
stato deformato a seguito di una analisi FNA precedente. Allo scopo di
analizzare le strutture isolate o dotate di dispositivi di dissipazione
supplementare di energia vengono definite diverse analisi FNA
sequenziali che
rispettano la successione indicata nello schema 1.
Con
l’utilizzo di questo metodo ad ogni passo della analisi non viene
aggiornata
la matrice di rigidezza, ma viene aggiornato il vettore delle forze non
lineari
che rappresenta la variazione di rigidezza degli NLLINK presenti.
Questo
“escamotage” consente di risparmiare notevolmente il tempo di analisi e
semplificare la scelta dei parametri.
Questo
metodo è anche detto “Time history di tipo modale” in quanto utilizza
una
analisi modale per la determinazione della matrice di rigidezza
iniziale e la
“forma” del vettore delle componenti non lineari.
Dispositivi SFV

Il
dispositivo fluido viscoso a cui viene fatto riferimento nel presente
articolo,
altresì mostrato in forma schematica in Figura 5, ha capacità
dissipative
basate sul refluimento di un particolare fluido comprimibile
all’interno di un
serbatoio di forma geometrica compatta, caratterizzato da un’alta
stabilità
ciclica e da un’alta capacità di carico esso ha un comportamento
dinamico di
questo dispositivo è ben rappresentabile attraverso un classico modello
Kelvin
– Voigt, costituito da un sistema in parallelo di una molla elastica e
di un
dissipatore.
Il
comportamento elastico è rappresentabile attraverso una bilatera
caratterizzata
da dei valori di rigidezza K1, K2,
rispettivamente al di sotto ed al di sopra della soglia di precarico
imposta al
materiale in fase costruttiva.
Tali
dispositivi vengono posizionati nella struttura in elevazione,
all’interno di
controventi tradizionali, con lo scopo di incrementare la dissipazione
strutturale, oppure vengono inseriti alla base della struttura, nel
piano di
scivolamento, con lo scopo di accoppiamento a sistemi di isolamento
sismico.

Figura 6: esempio di inserimento di un dispositivo SFV in un controvento a K di una struttura multipiano in acciaio
La modellazione dei dispositivi siliconici fluido-viscosi
Per
riprodurre il comportamento dei dispositivi siliconici è stato
necessario
ricorrere all’utilizzo di quattro elementi non lineari, posizionati in
parallelo, presenti nella libreria del codice di calcolo SAP2000.

-Elemento
1 - Damper: per la fase viscosa.
-Elemento
2 - Gap: per simulare il fine corsa (in compressione).
-Elemento
3 - Hook: per simulare il fine corsa (in trazione).
-Elemento
4 - Kml: è la componente elastica bilatera.
La
corrispondenza numerica di questo modello FEM con i dispositivi è stata
accertata mediante una estesa campagna di riproduzione in forma
numerica di
prove sperimentali.
Esempio di comportamento del sistema assemblato

Sottoponendo l’assemblato sopra descritto ad una forzante armonica si ottiene la seguente risposta (fe: componente elastica, fc componente viscosa). Il plottaggio è stato fatto componendo le due diverse fasi: quella elastica e quella viscosa.
L’area racchiusa nella curva, rappresenta l’energia dissipata ad ogni ciclo.
BIBLIOGRAFIA
Bandini, L., Fani, A., Tesi,
Università degli
Studi di Firenze, “Modellazione e progettazione ottimale di dispositivi
ADAS e
siliconici in controventi dissipativi di strutture in acciaio”.
Terenzi, G., Tesi di
Dottorato, Università degli
Studi di Roma,“Effetti dissipativi nell’isolamento sismico”.
Sorace, S., Terenzi. G.,
"Design
assessment of fluid viscous dampers for base-isolation
systems", submitted for publication in the ASCE Journal of
Structural
Engineering, January 2000.
Scheller,
J., Constantinou, M.C., Response
History Analysis of Structures with Seismic Isolation and Energy
Dissipation
Systems: Verification Examples for Program SAP2000 - MCEER-99-0002.
Wilson,
E.L., “Three dimensional static and dynamic analysis of structures”,
Csi –
Computer and Structures, Inc, Berkeley California USA.
AA.VV.,
“CSi Analysis References Manual for SAP2000, ETABS and SAFE” , Csi –
Computer and Structures, Inc, Berkeley California USA.
CONTATTI
(distributore per l’ Italia dei codici di calcolo prodotti dalla CSi).
Consulenza
di modellazione strutturale, assistenza e corsi per l’uso dei programmi
SAP2000 ed ETABS.
Galleria San Marco, 4, 33170 Pordenone, tel. 043428465
Ing.
Leonardo Bandini
Note sull'articolo
Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista A&C (Analisi e Calcolo) N° 19 del 2005.
La versione cartacea può essere richiesta all'editore: Consedit SAS